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Cronaca

UNIONI CIVILI/ Ecco cosa nasconde la cattiva "fiducia" voluta dal governo

Il testo sulle unioni civili approvato alla Camera presta il fianco a nuove norme condiscendenti verso la maternità surrogata e a "interpretazioni creative" dei giudici. ROBERTO COLOMBO

Maria Elena Boschi (Infophoto)Maria Elena Boschi (Infophoto)

Come recitava una pubblicità del Bel Paese lanciata qualche decennio fa dalla Galbani, "la fiducia è una cosa seria e va data alle cose serie".

Di fiducia, infatti, vive ciascuno di noi in ogni rapporto familiare, amicale e sociale e vive un popolo e la comunità civile nel rapporto con chi ne rappresenta la sovranità attraverso l'esercizio della legislazione e del governo della nazione. Due ordini di rapporti che sono fondativi per l'esistenza di un soggetto individuale e politico, del cittadino e della società. L'"io" si gioca in un rapporto con il "tu" attraverso l'intelligenza degli indizi e la mossa della libertà, che convergono su quel singolare atto umano che è la "con-cessione" della fiducia.

Chi chiede fiducia, non meno di chi la accorda, si appella ad un bene più grande di quanto l'aritmetica dei rapporti in azione e la dinamica delle forze in campo non lascino trasparire. Un bene più grande di quello derivante dal calcolo individuale dei vantaggi e degli svantaggi, del mercato della domanda e dell'offerta, delle rivendicazioni e delle condiscendenze, che chiamiamo "bene comune". Comune, cioè di tutti e di ciascuno, al medesimo tempo e con la stessa forza.

Nessun bene individuale può trasformarsi in un diritto cogente per la società se esso non rappresenta (o, peggio, se calpesta) il bene di un altro soggetto o della comunità. Le convivenze affettive tra persone dello stesso sesso, nella richiesta di un loro riconoscimento giuridico, si rifanno ad una idea di bene per sé che — al di là di ogni considerazione sulla qualità di bene in sé di tali relazioni — non può affermarsi a scapito del bene di un soggetto terzo (ma di pari dignità e maggiore diritto di tutela) che è il bambino e, in virtù del valore sociale della procreazione e dell'educazione, del bene comune di un popolo. E non può neppure affermarsi sovrapponendosi all'istituto della famiglia, che sola ricapitola in sé il compito integrale e inseparabile della generazione, della maturazione della persona e della prima introduzione alla realtà che è offerto ai figli dall'amore coniugale tra una donna e un uomo.

San Tommaso d'Aquino parla della fiducia come di "una speranza fortificata da una solida convinzione. […] La parola fiducia significa principalmente la speranza concepita perché ci si fida delle parole di qualcuno che promette". E altrove precisa che "la speranza è una certezza per il domani che ha il suo fondamento in una realtà presente". La fiducia, come figura antropologica della speranza, è la proiezione della stima di oggi sull'incertezza di domani.