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PAPA/ Tutti vanno dietro a cani e gatti, Francesco all'amore di Dio

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"Operare in prima persona". La misericordia è così. Nasce dalla nostra vita interiore e si fa vita senza aggettivi, senza differenze tra vita interiore e vita esteriore. È vita che si fa vita. Opere più che ragionamenti.

Forse i media si sono concentrati sui cani e sui gatti perché sembra tremendamente irreale pensare di alleviare sul serio la tristezza del nostro prossimo. Non ce la facciamo con i figli e con i parenti più stretti, figuriamoci con il vicino di casa. Mi sa che il Papa si è sbagliato, pensiamo: mi sa che è fuori dal mondo. Sarà meglio concentrarsi sui cani e sui gatti.

Non credo il Papa sia così inconsapevole. Ieri ha citato Gesù, la Sua vita, Lui che è venuto nel mondo e che non ne è rimasto fuori. Nessun errore del Papa, dunque. Lui vuol proprio dire che per alleviare la tristezza dei vicini serve la nostra presenza, fosse anche solo per pochi minuti di ascensore. Presenza è alleviare la tristezza senza pietismo. Non c'entrano i cani e i gatti, quella era solo una battuta. Guardiamo invece alla condanna del pietismo. Che è le parole della pietà senza le opere della pietà. Alleviare la tristezza si può, ma solo con la pietà. E la pietà non è mai troppo piccola.  La pietà è la busta della spesa che cambia di mano, una carezza al cane del vicino.

Se c'è pietà c'è misericordia, se c'è misericordia c'è amore, se c'è amore, persone cani e gatti convivono tranquillamente e ordinatamente nel nostro cuore e nei nostri condomini.

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