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Totò Schillaci / “Il gol è tutto”, la sua autobiografia: tra calcio, mafia, politica e la storia con Rita Bonaccorso (Oggi, 16 maggio 2016)

Totò Schillaci, domani nelle librerie la sua autobiografia: il campione del calcio si racconta a tutto tondo affrontando i punti più importanti della sua carriera e della sua vita privata.

Totò Schillaci (a destra) Totò Schillaci (a destra)

Totò Schillaci, celebre campione di calcio, si è raccontato a tutto tondo nel corso della sua autobiografia dal titolo "Il gol è tutto", in uscita domani. Alla vigilia della sua uscita nelle librerie italiane, Schillaci è stato il protagonista di una interessante intervista per il quotidiano Repubblica, nel corso della quale è stato dato spazio non solo alla sua vita di calciatore ma anche a ciò che è avvenuto fuori dai campi di calcio. La vita di Totò, palermitano doc, non è stata tra le più semplici: dalla giovinezza nel quartiere Cep, dove aveva "cattive compagnie" alla povertà. A distrarlo sarebbe stato proprio il calcio. Totò Schillaci ha poi raccontato gli anni più difficili vissuti nella sua città, ovvero gli anni '90, periodo cupo e caratterizzato dall'ombra della mafia: "Ho aperto tardi gli occhi. Pensavo a giocare, per me la mafia era una realtà locale. Il pizzo, il totonero, le bische. Finché una sera, in ritiro, Trapattoni si avvicina e mi fa: avete ucciso anche Falcone. Gli risposi: mister, ero con Baggio, chieda a lui cosa ho fatto". Totò nel corso della sua vita ha dovuto fare i conti prima con la povertà, poi con la celebrità, ma fu sempre il calcio ciò che muoveva tutto attorno a lui: "Non volevo essere famoso, volevo giocare a pallone". Vittima di atti di bullismo anche da adulto, Totò ha sfogato la sua rabbia nel sesso, rendendosi protagonista di numerosi tradimenti. A tal proposito, non manca la parentesi legata alla moglie Rita, in merito alla quale Totò preferisce chiarire che il suo cognome sia Bonaccorso, non Schillaci. La loro separazione non era ben vista dalla Juve: gossip e malignità scesero in campo insieme a lui. "Negli stadi insultavano. Non bastava terrone e mafioso, non bastava il coro “ruba le gomme”. No: pure cornuto". Il suo più grande pentimento è legato alle minacce a Poli, quando gli disse "Ti faccio sparare": "Chi ti vuole sparare, dai, non ti avverte". Nella vita di Schillaci ci fu anche la politica la cui candidatura a Palermo, a sua detta, non fu una sua scelta: "Vennero a chiedermelo persone a cui non potevo dire di no". La sua vita ora è cambiata: Totò ha scelto di realizzare una scuola di calcio nella sua città rinunciando al lavoro di allenatore.

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