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Cronaca

LETTERA DI PANNELLA AL PAPA/ Ora capiamo di più Francesco e quel "chi sono io per giudicare"

"Famiglia Cristiana" ha pubblicato la lettera che Marco Pannella, scomparso ieri, ha mandato a Papa Francesco il 22 aprile scorso, dopo il viaggio a Lesbo. MONICA MONDO

Marco Pannella (Infophoto)Marco Pannella (Infophoto)

Sono tra quelli che non sopportano la laudatio postuma, immemore e un po' ipocrita. Dunque, i peana unanimi, troppo unanimi a Marco Pannella mi sembrano d'occasione e poco sinceri. Sono tra quelli che Pannella l'ha sempre e grandemente stimato, considerandolo un campione di libertà prima che lo dicesse Renzi, anche se tocca intendersi sul concetto di libertà. Per me la libertà di abortire non è libertà; la libertà di darsi la morte non è libertà; la libertà di considerare ogni desiderio un diritto non è libertà. Neanche gli incondizionati elogi alla coerenza mi piacciono, considerandola spesso la virtù degli sciocchi: è bello e giusto e saggio molte volte cambiare idea. Mi ha sempre colpito in Pannella un umanesimo integrale, anche perché formato dal pensiero cristiano, la curiosità, la passione per la realtà in tutti i suoi risvolti, la purezza di sguardo, la totale mancanza di interesse per il potere, per la ricchezza, per l'onorabilità, l'assenza di fanatismo, sempre temperato dall'ironia e dall'autoironia, qualità che manca a tanti suoi figli e sodali. In questo libero, sì, dagli stereotipi, dai formalismi, dal tenore da assumere. Gli dobbiamo un'idea della politica che vorrei in tanti assopiti e timidi cristiani.

Sono anche tra quelli rimasti basiti dalla notizia che il papa lo cercava, gli aveva telefonato. Mi ci è voluto un po' per acquietare un'istintiva ribellione, e riflettere sull'apertura così totale di chi sa accogliere tutti e cercare i più lontani. Che lontani non erano, se è vera la lettera di Pannella al papa per cui Monsignor Paglia ha fatto da tramite, e che Famiglia Cristiana rivela. Stupore totale, e un po' di vergogna per la piccineria d'animo di chi proprio non riesce a smettere di giudicare, e con categorie riduttive, meschine. Perché è la lettera di un uomo fisso al destino, consapevole, non rassegnato, ma come pronto a un'altra sfida, all'incontro più arduo e speciale. Drogo agli spalti della Fortezza Bastiani, già "vicino al cielo", e da lassù si vede meglio il mondo, ci si può chinare con compassione agli uomini e alle loro prove. Partecipe al punto di vivere passo dopo passo il cammino di chi si intuisce amico e maestro. "Vicino a te a Lesbo, quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne e di quei bambini…". "Vicino a te, in tutte le uscite che fai tu".

Fiducia, immedesimazione, quasi il passaggio di un testimone, ma a chi guida la corsa, a chi sa come alzare la fiaccola e renderla visibile a tutti. Si appella al Vangelo, il mangiapreti cresciuto nell'Azione Cattolica, e come si è da vecchi, pensoso e commosso, si appella al Vangelo come strada da vivere accanto agli ultimi scartati del mondo. Tanto da riconoscere un dono dall'alto in questa tenerezza, in questa passione indomita che lo muove.


COMMENTI
22/05/2016 - NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE? (Giuseppe Schillaci)

Monica Mondo si vergogna per la "piccineria d'animo di chi proprio non riesce a smettere di giudicare", e per far questo si appella in maniera sghimbescia al celebre "chi sono io per giudicare?" di Papa Francesco, qui citato del tutto fuori luogo e contesto per giustificare un'autocensura della ragione umana. Io, al contrario, pur sapendo di sfidare gli anatemi della Mondo, e conservando il sacro rispetto per la persona umana di Pannella la cui anima è ora al cospetto della misericordia di Dio, ritengo che l'uomo non possa esimersi dal giudicare ciò che accade nella realtà. E dall'osservare che Pannella ha propugnato, insieme a diritti civili sacrosanti, la legittimazione "universale" di un variopinto sistema di libertà individuali accampate come diritti fondamentali, dall'aborto al matrimonio gay, agli altri ancora da realizzare: la step-child adoption, l'eutanasia, il poliamore, la pederastia. Pannella ha certamente contribuito a rendere peggiore questo Paese.

RISPOSTA:

È possibile che lei abbia ragione, sul fatto che l'ideologia radicale abbia reso peggiore questo paese. Bisognerebbe capire perché non si è riusciti a diffondere una cultura politica e un'idea di libertà differente. Forse grazie ai soli e troppi anatemi, da cui io ho sempre cercato di astenermi, anche perché non essendo un druido o un sacerdote d'Apollo non mi competono. Il "Chi sono io per giudicare" non era affatto citato a sproposito, a parer mio, semplicemente perché è sempre a proposito. E non parlo del giudizio culturale, di cui ho già detto, su responsabilità che vanno spartite con l'ignavia di chi avrebbe potuto e dovuto testimoniare un altro umanesimo; parlo ovviamente del giudizio morale. Che non tiene mai conto della libertà di Dio, che sceglie a chi proporsi e quando vuole, e soprattutto della libertà dell'uomo: qualcuno ricorderà la stizza del diavolo per quel Buonconte dantesco strappato all'Inferno per quella "paroletta", Maria, pronunciata all'ultimo respiro. Ma poi, santificazioni inopportune a parte, ci rende più felici, più aperti, lo stupore davanti al destino di un uomo, o il ribattere le nostre saldezze incrollabili? MM

 
21/05/2016 - la croce (roberto castenetto)

Perché Pannella non riusciva a staccarsi da quella croce? Forse perché è quella croce che risponde alla domanda di Kate, "che cosa espiamo?", nel grande romanzo di Bourget. Sei milioni di bambini abortiti solo in Italia dal 1974 ad oggi possono essere pagati solo con la croce.

 
21/05/2016 - la misericordia (ciro pica)

maria judina scrisse a stalin che anche lui sarebbe venuto dalla nostra parte, intendendo dalla parte dei credenti. certo il problema del male e della sua asimmetria complica e non poco i rapporti umani, ma a cosa è dovuta? l'unico fatto che crea eccezione sul destino umano è l'elezione. per una gratuita che possiamo definire extra, non per giustizia ma per un di più di amore ecco che la compagnia di Dio in terra può essere accolta custodita e riproposta. la veste per stare al banchetto ci è donata, l'uomo da se stesso non la possiede. in questo dare di Dio esplode il Mistero di Dio stesso. ergo chi merita e chi no? pura gratuità per la vita eterna.