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Cronaca

MARCO PANNELLA/ Quel contestatore che in Italia ha "inventato" le due maggioranze

Marco Pannella (1930-2016) (Infophoto)Marco Pannella (1930-2016) (Infophoto)

Così, al seguito del feretro del "grande contestatore", dal ghigno iroso e consolatorio a un tempo, oggi tutti accorriamo zelanti, nostalgici delle sue vecchie, caotiche e persino scintillanti battaglie: dei suoi scioperi della fame e della sete — sempre e per fortuna opportunamente interrotti (qualcuno ha ricordato recentemente i miei studi sull'Irlanda del Nord, dove Bobby Sands e i suoi seguaci morirono per davvero per attestare un valore a loro modo di vedere patrio); dei suoi comizi indiavolati contro i potenti e gli oppressori (molti dei quali oggi si affrettano a perdonarlo o semplicemente opportunisticamente a  scordarsi di quanto con molta maggiore coerenza egli li combatté senza sosta).

È molto presto per poter dare un giudizio storico complessivo sulla figura di Pannella, peggio in questi giorni in cui i media ribollono di liturgie adoranti e che pure alcuni esponenti, pure istituzionali, del mondo cattolico hanno voluto accostarsi al suo profilo, con forse persino troppo entusiasmo… Considerato che quasi tutte le battaglie del laico — lui avrebbe forse preferito "laicista" — santo (subito?) Marco, sono state direttamente o indirettamente contro la Chiesa, contro il suo magistero sociale, contro la sua morale cristiana. Contro il matrimonio sacramentale (il divorzio), contro l'inviolabilità della vita in entrata (aborto) e in uscita (eutanasia), contro il rispetto del progetto di Dio sulla vita (embrioni, eccetera).  Ma, va qui riconosciuto, anche contro le oppressioni, contro i maltrattamenti nelle carceri, contro le ingiustizie sociali.

Una sola constatazione iniziale, di cui mi piace sottolineare almeno nel metodo la novità, vorrei offrirla qui sulle pagine di chi vuole spesso ospitare miei commenti: l'esperienza storico-politica di Marco Pannella è la cartina al tornasole per poter verificare nelle vicende dell'Italia repubblicana nel suo complesso l'esistenza di due maggioranze sovrapposte, quella politico-partitica e quella dell'opinione pubblica generalmente detta. Quella, per capirci, che pur dando il voto alla formazione cattolica più confessionale che sia mai esistita nel nostro Paese, la Dc, e professandosi decisamente cattolica e pure praticante (almeno sino a un certo punto), accolse via via i richiami referendari del combattente libertario, non tanto credo per aderire in toto alla sua visione di società "british style" (e soprattutto, questa sì, fortemente anticlericale).

Ma perché la società stava cambiando, il ruolo della donna e dei giovani in essa, il benessere poneva domande oltre l'orizzonte dei vecchi principi morali dell'antica radice contadina. In fondo, perché faceva comodo, perché forse la Chiesa non seppe abbastanza interpretare allora con spirito di umana apertura, ma solida tenuta sui princìpi, questi cambiamenti. Allora Pannella, in molti casi, andò bene, quando si voleva vivere una sessualità gratificante all'interno del matrimonio non condizionata solo alla prolificazione, quando le donne chiedevano di poter uscire da unioni mostruose per violenza fisica e psicologica. Ma poi andò oltre, forse troppo oltre.