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Cronaca

MARCO PANNELLA/ Quel contestatore che in Italia ha "inventato" le due maggioranze

Chi è stato Marco Pannella? Uno statista, un padre della patria, o solo un grande contestatore libertario? Storicamente, è un artefice delle due "maggioranze" italiane. PAOLO GHEDA

Marco Pannella (1930-2016) (Infophoto)Marco Pannella (1930-2016) (Infophoto)

Nemo propheta in patria, l'adagio ben noto nell'italica cultura, ha un solo preciso e inderogabile confine: la morte. Da lì in avanti, tutte le figure alla ribalta sulla scena nazionale (o almeno quasi tutte) che il nostro diffuso provincialismo — quello per cui gli statisti, gli intellettuali, persino i santi ce li hanno soltanto gli altri — aveva sino al solenne momento del trapasso contestato, minimizzato, demonizzato, o — nei casi indiscutibilmente più limpidi — almeno lambito con retro-critiche da bottega (tanto per dire, nessuno è perfetto!), vanno incontro ad un'inevitabile, corale ed emozionale rivalutazione. 

Mi pare che mai come in questo periodo, almeno a partire dal Novecento, dal nostro Paese emerga un istintivo bisogno di maestri, di guide, di saggi, intensificatosi oggi nel quadro del piccolo medioevo culturale che per molti versi stiamo attraversando. E che questa naturale e pressante esigenza cozzi contro appunto la ritrosia con cui la nostra società si rende disponibile a riconoscere per tempo i suoi uomini e donne migliori. Intanto che sono vivi, si intende. 

Assistiamo così in questi giorni alla santificazione — neppure tanto "laica", a dir il vero —  del "vegliardo" del radicalismo nostrano, quel Giacinto detto Marco Pannella i cui feroci strali, indubbiamente da magnifico combattente, contro la società codificata da troppe (a suo dire) regole e "lacciuoli" hanno accompagnato tutto il percorso della prima e della seconda repubblica, sino ai giorni più recenti, alla già molto celebrata — e francamente però non così tanto sorprendente in articulo mortis — lettera a Papa Francesco. Una lettera di proprio pugno, non a caso e coerentemente più politica che spirituale, ispirata a un modello, mons. Romero, da molti (e penso anche da lui) erroneamente sovrapposta al messaggio della teologia della liberazione (come ho avuto modo di scrivere già in passato su ilsussidiario). 

Il tema del dibattito politico culturale di questi giorni è pertanto ben scoperto: è stato Pannella uno statista nel senso tradizionale del termine? Probabilmente, in questo senso, si tratta di un'attribuzione che avrebbe anche potuto procurargli un certo senso di fastidio, avrebbe probabilmente gradito di più l'appellativo di "saggio" spiritualmente laico, legittimato dal lungo e scomposto capello bianco (altri a tal fine adotta barbe dello stesso colore, filosofeggianti). Per esserlo, condizione essenziale è quella di poter venire assunto come "Pater Patriae" non solo dagli amici, ma pure dagli avversari: nessun cattolico oggi si sognerebbe di non attribuire con pieno diritto ad Enrico Berlinguer il profilo di statista, nessun comunista negherebbe lo stesso riconoscimento nei confronti di Alcide De Gasperi. Un'operazione che nei tempi del post-Tangentopoli è diventata francamente assai ardua, e per "scovare" qualche figure veramente "delle" istituzioni, condivisa — per capirci, come succede negli Stati Uniti, quando il concorrente delle presidenziali chiama il vincitore delle elezioni la sera stessa per riconoscerlo come suo presidente… ) — si deve durare molta fatica.