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CIRO ESPOSITO/ 26 anni a De Santis, il perdono di una mamma è più grande della legge

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E' difficile spiegarsi come accada che di fronte al dolore e all'ingiustizia subita, in un'aula di giustizia, fiorisca la parola "perdono", ma occorre riconoscere che accade, innanzitutto, e starci di fronte. Rendersi conto che nelle esigenze profonde dell'umano c'è un desiderio infinito di bene che nessuna risposta costruita non dico con la legge del taglione, ma nemmeno con quella della bilancia riesce a soddisfare pienamente.

C'è solo da augurarsi che simili testimonianze abbiano più spazio, molto più spazio, nei media e nelle nostre zucche da gossip, di tutto il lungo insistito e francamente ignobile e inutile sfrucugliare sui delitti, sui dettagli, le ipotesi, le voci e le controvoci, che intrigano la curiosità e la occupano come un giallo, e non ci fanno vedere altro. Non ci fanno vedere, per esempio, che in quell'esigenza originaria che arriva fino a pronunciare la parola perdono c'è il grido a qualcosa che possa cambiare davvero il cuore dell'uomo.

Non c'è giustizia senza un "oltre", e quindi senza una certa mortificazione della sete di pareggiare i conti, a livello personale come a livello sociale e politico. Tenetevi la legge del  taglione o il giustizialismo, come preferite. Attenti però, vi inoltrate sempre più in un territorio che sulle mappe si designa così: hic sunt leones.

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COMMENTI
25/05/2016 - grazie di avercelo detto (claudia mazzola)

Grande cosa il perdono.