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WC E TRANSGENDER/ Polemiche negli Usa: è così difficile accettare se stessi?

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Marcel Duchamp, Fontana (Foto Vanity Fair)  Marcel Duchamp, Fontana (Foto Vanity Fair)

Pagando sei dollari si era assicurato che l'opera fosse esposta alla Society Of Independent Artists, ma fu dimenticata dagli allestitori. L'originale andò perduto e Duchamp ne autorizzò successivamente diverse riproduzioni. Oggi Fontana è considerata la maggiore opera dell'arte concettuale e il suo valore è di alcuni milioni di dollari. Fontana è un orinatoio maschile e tale restò anche firmato e installato in orizzontale, anziché in verticale. Neppure Duchamp si sognò che potesse essere anche femminile.

Dal sito dell'Huffington Post Marco Palillo ha criticato la posizione della destra americana su bagni pubblici, cartellonistica e transgender dalla prospettiva dei difensori dei nuovi diritti. Per il blogger italiano, che scrive da Londra, la cartellonistica ideale dovrebbe riportare solo la dicitura: Inclusive Restroom, e il valore di riferimento di questa scelta è, appunto, l'inclusività delle differenze. Una provocazione che a volerla prendere sul serio potrebbe smuovere da un secolare immobilismo anche i sostenitori delle posizioni conservatrici, che avvallano, consapevolmente o meno, quella sorta di apartheid dei sessi che si è declinato storicamente nei matronei, nei ginecei, negli harem. O nella rigida divisione tra istituzioni educative su base sessuale, che conoscono oggi una nuova fioritura come nel caso del revival — soprattutto anglosassone, ma se ne dibatte anche in Italia — del ritorno alla divisione delle classi scolastiche in maschili e femminili.

Ha scritto di recente Giacomo Contri nel suo blog Think! che "La singolarità umana comporta che l'accento non è sui sessi, ma sul pensiero ossia sulla differenza dei sessi: questa è identica nei due sessi, ed è su essa che gli umani prendono posizione, senza presupporre matronei o ginecei. Etero- o omo-, di mezzo c'è stato il pensiero".

Palillo dal suo pulpito londinese per la difesa dei diritti conclude il suo articolo osservando che "dalle persone transgender potremmo imparare tutti — etero o gay, credenti o laici — ad essere più autentici e meno ideologici", dal momento "che una (persona) è tanto più autentica quanto più somiglia all'idea che ha pensato di se stessa". 

Eccoci di nuovo al pensiero e all'idea-le (dell'io) — per definizione irraggiungibile — che esso costruisce. Forse è in questa direzione — e non solo alla luce dell'ipotesi di esclusione sociale: bagni compresi — che andrebbe indagato il dato statistico, che giustamente preoccupa Polillo, relativo all'alto numero di suicidi tra le persone transgender rispetto alla popolazione generale.

È il modo in cui si pensa la differenza sessuale, con fiducia o con timore, che fa la differenza tra inclusione e esclusione, a partire dal non escludere, sulla base delle pretese di un ideale, l'apprezzamento per il corpo che è toccato in sorte.



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