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WC E TRANSGENDER/ Polemiche negli Usa: è così difficile accettare se stessi?

Pubblicazione:domenica 29 maggio 2016

Marcel Duchamp, Fontana (Foto Vanity Fair) Marcel Duchamp, Fontana (Foto Vanity Fair)

È ancora polemica negli Usa su bagni e transgender. Dopo la circolare dell'amministrazione Obama del 13 maggio sull'accesso degli studenti omosessuali e transgender nei bagni delle scuole, undici Stati, capeggiati dal Texas, denunciano le linee guida del governo centrale colpevoli di calpestare la costituzione, il senso comune e di trasformare "luoghi di lavoro e di studio in un gigantesco laboratorio sociale".

Messo in cassaforte il matrimonio gay, dato ormai per acquisito a prescindere dalle resistenze dei singoli Stati, l'elettorato americano si trova ora a confrontarsi con la tematica transgender. Una tematica estremamente di nicchia che le moderne leggi della rappresentazione della società da parte dei media fanno schizzare in cima alle classifiche degli argomenti di pubblico interesse. A una delle notizie che hanno fatto il giro del mondo in poche ore, ha dato il la Ted Cruz. Il senatore del Texas ha cercato di mettere in imbarazzo Donald Trump al cospetto dell'elettorato conservatore, chiamandolo a pronunciarsi sulle recenti leggi del North Carolina, che obbligano le persone transgender a utilizzare i  bagni corrispondenti al sesso registrato all'anagrafe. Cruz ha sostenuto che "se anche Trump si vestisse da Hillary Clinton, non potrebbe comunque utilizzare i bagni delle donne". Ne è venuto fuori un assist per lo stesso Trump, che si è guadagnato le simpatie degli avversari, commentando che "tutti dovrebbero poter usare i bagni dove si sentono maggiormente a proprio agio". Così Caitlyn Jenner, notissima trans newyorkese — nonché padre della modella Kendall Jenner — ha subito messo alla prova la credibilità del candidato repubblicano, recandosi al Trump International Hotel di New York, il prestigioso hotel che affaccia su Central Park, per utilizzarne i bagni delle donne e postare, contestualmente, un video divenuto virale sui social.

Oltre alla divaricazione tra rappresentanza sociale e rappresentazione sociale nei media, già messa in evidenza da Roland Barthes alla fine degli anni sessanta, si pone — a proposito dei quesiti su bagni e transgender — un nuovo problema semantico relativo alla simbologia e alla cartellonistica da utilizzare. Basti pensare che nei tre musei più importanti di New York  la simbologia utilizzata è completamente diversa.

Se vorrete fare una sosta al restroom del Met (Metropolitan Museum Of Art) troverete la tradizionale divisione Woman e Man accompagnata dalle classiche icone maschili e femminili. Al Guggenheim l'iconografia tradizionale è conservata, ma la dicitura riporta la parola: Unisex, con la sola precisazione: Single Occupancy . Al Withney, decisamente il più post-modernamente orientato dei tre musei, hanno voltato decisamente pagina, lasciando sex in favore di gender. Sulla cartellonistica compare solo la scritta: All Gender Restroom, senza alcuna immagine.

Era dal 1917, quando Marcel Duchamp concepì proprio a New York l'opera ready-made Fontana, che non si faceva un così gran parlare di bagni pubblici. Fontana è un orinatoio in ceramica bianca di fattura industriale che l'artista installò in orizzontale, apponendovi come firma lo pseudonimo R. Mutt. 


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