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Cronaca

SPILLO/ Da Renzi alla Merkel e all'Isis, ecco chi cambia le nostre idee

Uno degli attentatori di Parigi, Abdelhamid AbaaoudUno degli attentatori di Parigi, Abdelhamid Abaaoud

Infatti si ricorda che in un intervento alla direzione del Pd del 16 febbraio 2015 Renzi dichiarava: "...nel nostro tempo la comunicazione ha assunto un ruolo talmente pervasivo ed efficace che diventa snob o velleitario dire 'eh bè, noi ci occupiamo di contenuti, lasciamo perdere la comunicazione'. Purtroppo tutto, persino nella guerra terroristica è comunicazione". E ancora: "Alcune milizie hanno voluto fare dell'Isis il loro punto di riferimento, perché affascinate dalla sua comunicazione". Concetto ribadito da Lucia Annunziata nel corso del programma "In mezz'ora" del 22 febbraio: "Il tema Isis è molto delicato e serio. I terroristi vogliono farci cambiare il nostro modo di vivere. Non potendo ucciderci, vogliono farci vivere come dicono loro". Di nuovo il premier il 7 giugno 2015 alla direzione del partito, parlando dell'Isis, ricorda: "I loro video sono paccottiglia ma con una straordinaria strategia di comunicazione. Nei loro attacchi scelgono luoghi simbolo della nostra cultura". 

E allora torniamo al ruolo cruciale del comunicare. Sia con le parole che con le immagini. Pensiamo all'impatto che ha avuto a settembre del 2015 la foto di Aylan, il bambino di tre anni che ha perso la vita sulla spiaggia di Bodrum mentre cercava di arrivare a Kos e poi in Europa. Il suo dramma, così come le parole rivolte dalla ragazzina palestinese alla cancelliera Angela Merkel, hanno cambiato la percezione del tema immigrati e rifugiati in Europa. Oggi, in un contesto sempre più fortemente digitalizzato, il mondo dell'informazione è diventato, più di ieri, discriminante e determinante per la creazione degli equilibri politici, ma anche per saper leggere la realtà. Sta a noi rendercene conto e, da qualunque parte stiamo (quella di chi fa informazione o quella di chi la utilizza) provare a essere consapevoli e attenti. Sia quando comunichiamo il silenzio che quando interpretiamo i fatti.

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