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EMBRIONI/ In vitro fino a 13 giorni, ecco il "mondo nuovo" dei padroni della vita

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Conosco le reazioni dei fautori delle magnifiche sorti e progressive: ponendo continuamente limiti si fremerebbe la ricerca, la scienza. A parte che i limiti non esistono più, e chi si pone il problema è automaticamente schierato tra i bacchettoni, gli oscurantisti e gli ignoranti, dipende dal fine. Se il fine è la vita, favorirla, tutelarla, sanarla, ogni tentativo della scienza è buono e giusto. Ma sacrificando altra vita? Il fine buono giustifica i mezzi? E' lecito stare a pensare, ricorrendo a tutta la ricchezza e vastità che la nostra ragione possiede. Che istintivamente, se si ferma un attimo, trova strano, innaturale e pericoloso manipolare cellule umane, trova stridente e insostenibile già solo quel termine "coltura", coltivare, che viene  impiegato con leggerezza. Stiamo ancora aspettando una condanna netta, una messa al bando dell'utero in affitto. Ecco, risolto. Fra poco i figli, senza neanche più sfruttare uomini e donne, potranno essere costruiti comodamente in laboratorio, inviando per posta cellule da incrociare, o scegliendole su catalogo, come già avviene. Selezionando, buttando gli scarti. Dopo nove mesi di utero chimico potremo andare a prenderci il bambino confezionato, con tanto di corredino ad hoc, sempre che non ci garantiscano anche una spedizione rapida, che è più comodo. Scusate se storciamo il naso. Ci hanno sempre detto che avere dubbi è proprio della scienza vera.

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COMMENTI
06/05/2016 - Grazie per la risposta! (Giuseppe Crippa)

Gentilissima dottoressa Mondo, la ringrazio davvero per la Sua cortese risposta e Le assicuro che il fatto che Lei confermi un’opinione diversa dalla mia non sminuisce per nulla la stima che nutro nei suoi confronti. Devo però aggiungere, per dovere di chiarezza, che non è affatto vero che per la dottrina cattolica la pratica della fecondazione in vitro sia ben accetta. Legga per cortesia il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo: “Istruzione DIGNITAS PERSONAE su alcune questioni di bioetica del settembre 2008. Troverà (al punto 12): “… Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale…”. E poco più avanti si ribadisce: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale». In altre parole sono “benedetti” interventi medici quali la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica,come è dichiarato esplicitamente al punto 13 del suddetto documento, ma non altro.

RISPOSTA:

Bene. La Chiesa tutela la naturalità del rapporto sessuale non dominato dalla tecnica. Ma la Chiesa si interroga, e discerne la buona fede, la retta coscienza, e sappiamo bene che su questi temi grazie a Dio e alla ragione umana non ci sono steccati e sempre e soltanto regole. Peraltro, qualunque cristiano troverà nel suo riferimento spirituale un aiuto a scegliere. A me basta preservare l’umano, ovvero che non si scartino embrioni, che non si manipoli la vita, neppure a fini nobili di studio. Ho poi specificato “anche” alla Chiesa. Il mondo è grande, non tutti sono cristiani. Ma la Chiesa esalta l’umano e segna una meta, la propone. Non la impone mai, o almeno non dovrebbe. MM

 
06/05/2016 - Una benedizione? (Giuseppe Crippa)

Se, come dice Monica Mondo, la pratica normale della fecondazione in provetta è “una benedizione” per tutte le coppie che hanno problemi seri ad avere un figlio allora non si vede perché il far crescere in vitro gli embrioni non sia il completamento della benedizione. Sicura che sia una benedizione, dottoressa Mondo?

RISPOSTA:

La pratica della fecondazione in provetta se è volta a far nascere un bimbo a una coppia di genitori (padre e madre, specifico) che hanno problemi irrisolvibili di sterilità, è, a mio giudizio, benedetta, e se non erro anche per la dottrina cattolica ben accetta. Poi, non entro nelle scelte e nelle storie personali, né nelle alternative possibili, vedi l’adozione. E’ così semplice: la natura è aiutata dalla scienza medica, punto. L’ovulo fecondato è accolto dal ventre materno, non da un utero chimico. L’embrione non è coltivato, osservato, selezionato, eventualmente scartato all’indagine microscopica e del dna. Mi pare ci sia una bella differenza. MM