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EMBRIONI/ In vitro fino a 13 giorni, ecco il "mondo nuovo" dei padroni della vita

Per la prima volta al mondo alla Rockefeller University di New York e a Cambridge sono riusciti a coltivare embrioni umani fino a 13 giorni. il commento di MONICA MONDO

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Il mondo anglosassone segna un altro punto nella ricerca scientifica: è il progresso, bellezza. Per la prima volta al mondo, annunciano tra stupite ed esaltate le notizie d'agenzia, alla Rockefeller University di New York e a Cambridge sono riusciti a coltivare embrioni umani fino a 13 giorni, oltre il punto in cui solitamente vengono impiantati nell'utero. Per i non addetti ai lavori, che credono ancora alla cicogna, o al fatto che i bambini nascono dalla fecondazione di un ovulo tramite uno spermatozoo mediante un rapporto sessuale: i trattamenti per la sterilità prevedono come pratica normale la fecondazione in provetta, ed è una benedizione per tutte le coppie che hanno problemi seri ad avere un figlio. La medicina aiuta l'uomo (sempre che si  tralascino derive eugenetiche e compravendita di uteri, cosa ormai abituale).

Di solito, si fanno crescere in vitro gli embrioni e poi si inseriscono nella loro casa naturale, l'utero materno. In genere al settimo giorno, che bella cifra, magari non casuale. Sette è il numero della creazione. Ma fino a 13 giorni, perché? E come? Simulando un utero chimico, e mantenendo l'embrione a crescere lì dentro, seguendo i processi di sviluppo che portano l'embrione a diventare essere umano. 

Tutto tranquillo? L'essere umano quando diventa tale? Gli scienziati coltivando embrioni come farebbero con piante e cavie vedono la formazione dell'epiblasto, ovvero il gruppo di cellule che andranno a costituire il corpo del bambino. Sono momenti meravigliosi, cruciali, sono l'origine della vita, il miracolo della differenziazione, dell'unicità e irriducibilità dell'uomo a qualunque altra forma di vita. Sono attimi da guardare con timore e tremore, per capire, per individuare tutte le tecniche possibili perché la vita trionfi, la fecondazione avvenga, il bambino nasca sano, dopo nove mesi. 

Ma è questo lo scopo primario? Osservare, ammirare, sapere, conoscere per aiutare l'uomo? Oppure perché coltiviamo bambini? Per intervenire nella loro formazione, per modificarla, per mettere le mani sulla vita e piegarla  al nostro volere. E poi, cosa sono quei grumi di cellule invisibili a occhio nudo che hanno la potenzialità, la volontà di diventare uomo, donna. Quando diventano essere umano, appunto, persona. C'è una data precisa? Quando sentono, scalciano, quando batte il cuore, quando respirano da soli e vengono alla luce? 

Siamo alle solite. Si tratta di materiale organico da usare, foss'anche per la più nobile ricerca, o di vita umana? E dopo quei 13 giorni, quando li abbiamo utilizzati e studiati, che ne facciamo? Passiamo ai prossimi? Anche solo il sospetto, il dubbio che si stia faustianamente cercando di costruire l'uomo dovrebbe suggerire prudenza, e sgomento, prima ancora che direttive e leggi che regolino la scienza, che non è mai libera in modo assoluto, ma sempre relativamente a. Meraviglioso che si possa trapiantare un rene, non accettabile che venga sottratto a forza ad un uomo per salvarne un altro. Non si distrugge la vita per servire la vita. 


COMMENTI
06/05/2016 - Grazie per la risposta! (Giuseppe Crippa)

Gentilissima dottoressa Mondo, la ringrazio davvero per la Sua cortese risposta e Le assicuro che il fatto che Lei confermi un’opinione diversa dalla mia non sminuisce per nulla la stima che nutro nei suoi confronti. Devo però aggiungere, per dovere di chiarezza, che non è affatto vero che per la dottrina cattolica la pratica della fecondazione in vitro sia ben accetta. Legga per cortesia il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo: “Istruzione DIGNITAS PERSONAE su alcune questioni di bioetica del settembre 2008. Troverà (al punto 12): “… Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale…”. E poco più avanti si ribadisce: «L’inseminazione artificiale omologa all’interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell’atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale». In altre parole sono “benedetti” interventi medici quali la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica,come è dichiarato esplicitamente al punto 13 del suddetto documento, ma non altro.

RISPOSTA:

Bene. La Chiesa tutela la naturalità del rapporto sessuale non dominato dalla tecnica. Ma la Chiesa si interroga, e discerne la buona fede, la retta coscienza, e sappiamo bene che su questi temi grazie a Dio e alla ragione umana non ci sono steccati e sempre e soltanto regole. Peraltro, qualunque cristiano troverà nel suo riferimento spirituale un aiuto a scegliere. A me basta preservare l’umano, ovvero che non si scartino embrioni, che non si manipoli la vita, neppure a fini nobili di studio. Ho poi specificato “anche” alla Chiesa. Il mondo è grande, non tutti sono cristiani. Ma la Chiesa esalta l’umano e segna una meta, la propone. Non la impone mai, o almeno non dovrebbe. MM

 
06/05/2016 - Una benedizione? (Giuseppe Crippa)

Se, come dice Monica Mondo, la pratica normale della fecondazione in provetta è “una benedizione” per tutte le coppie che hanno problemi seri ad avere un figlio allora non si vede perché il far crescere in vitro gli embrioni non sia il completamento della benedizione. Sicura che sia una benedizione, dottoressa Mondo?

RISPOSTA:

La pratica della fecondazione in provetta se è volta a far nascere un bimbo a una coppia di genitori (padre e madre, specifico) che hanno problemi irrisolvibili di sterilità, è, a mio giudizio, benedetta, e se non erro anche per la dottrina cattolica ben accetta. Poi, non entro nelle scelte e nelle storie personali, né nelle alternative possibili, vedi l’adozione. E’ così semplice: la natura è aiutata dalla scienza medica, punto. L’ovulo fecondato è accolto dal ventre materno, non da un utero chimico. L’embrione non è coltivato, osservato, selezionato, eventualmente scartato all’indagine microscopica e del dna. Mi pare ci sia una bella differenza. MM