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Cronaca

GIOVANNA FATELLO / Bimba morta a Villa Mafalda: messinscena di tre ore dopo la morte per nascondere le tracce (Oggi, 6 maggio 2016)

Giovanna Fatello, la bimba morta nella sala operatoria della clinica romana Villa Mafalda: tutte le bugie e la messinscena di tre ore per nascondere le tracce degli errori.

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E' morta all'età di 10 anni il 29 marzo del 2014, Giovanna Fatello, dopo essere entrata in sala operatoria nella clinica romana Villa Mafalda per un intervento al timpano. Da quella sala, però, Giovanna ne uscì senza vita e solo oggi si apprende la serie di errori di chirurghi, anestesisti e assistenti presenti - ma soprattutto assenti - la mattina di marzo di poco più di due anni fa. E' quanto reso noto da TgCom24, che rivela come l'intero staff medico inscenò una rianimazione di ben tre ore con il solo obiettivo di cancellare le tracce dei loro errori. A tal fine, emerge dall'inchiesta del pm Ardigò, a Giovanna furono iniettati liquidi in modo da far provocare "l'espulsione per via urinaria di farmaci ritenuti, erroneamente, responsabili del decesso". Ad essere coinvolto nella messinscena sarebbe tutto il personale che avrebbe dovuto prender parte all'intervento della bambina ma che non si era accorto del non funzionamento della macchina che avrebbe dovuto fornire ossigeno a Giovanna durante l'anestesia. Secondo quanto emerge da Repubblica.it, l'anestesista, principale indagato, scrisse come dopo 40 minuti dall'inizio dell'intervento si verificò una bradicardia poi sfociata in arresto cardiocircolatorio con il decesso sopraggiunto alle 13:40, ma dalle carte della Procura emerge un'altra verità. Giovanna Fatello morì quasi subito, mentre l'anestesista era assente in quanto occupato al bar. Al suo posto ci sarebbe stato un altro anestesista, il cui nome compare nell'inchiesta come "persona da tempo pesantemente dipendente da sostanze stupefacenti, dedita in maniera persistente alla bugia", sebbene non compaia sulla cartella clinica della bambina. Nonostante nessuno sembra averlo mai visto, tra i membri dello staff operatorio, pare non avesse comunque dimestichezza con il macchinario dell'ossigeno che avrebbe potuto salvare Giovanna.

Uno degli anestesisti era al bar. Gli altri, dopo averla fatta morire per una serie di errori la piccola Giovanna di 10 anni, per tre ore hanno finto di rianimarla mentre nel frattempo cercavano di nascondere le prove di quanto successo. Sono le accuse nei confronti di chi era in sala operatoria quel giorno del 2014 alla clinica Villa Mafalda di Roma raccolte oggi dal quotidiano La Repubblica. Secondo l'inchiesta del pm Ardigò nessuno si accorse che il tubo che doveva fornire ossigeno alla piccola Giovanna durante l'anestesia non stava funzionando. Poi per tre ore la finta rianimazione per nascondere le tracce: "sono stati infusi liquidi per provocare l'espulsione per via urinaria di farmaci ritenuti, erroneamente, responsabili del decesso". Il principale indagato è l'anestesista Pierfrancesco Dauri che scrisse nella cartella clinica che  "alle 10.10, quaranta minuti dopo l'inizio dell'operazione, si è verificata una bradicardia poi evoluta in arresto cardiocircolatorio. La paziente è morta alle 13.40". Invece Giovanna sarebbe morta quasi subito tra le 9 e 40 e le 9 e 45. In quei minuti se n'era andato al bar. Lui sostiene di essere rientrato quasi subito ma una telefonata sul suo cellulare alle ore 9 e 49 smentisce la menzogna. Era invece presente un secondo anestesista definito dalle autorità dedito da tempo a sostanze stupefacenti: era in sala ma il suo nome non appare nella cartella clinica. Nessuno poi ha azionato la leva di deviazione meccanica dell'ossigeno anche perché l'apparecchio che rileva la concentrazione di anidride carbonica nel sangue era malfunzionante. Una infermiera della clinica ha detto di aver segnalato il giorno prima che non funzionava. Le hanno risposto:  "che te ne frega, tanto tu domani lavori in un'altra sala'".

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