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SIGMUND FREUD / Il divano “ipnotico”, un regalo alla psicoanalisi (Oggi, 6 maggio 2016)

Pubblicazione:venerdì 6 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:venerdì 6 maggio 2016, 19.30

Sigmund Freud, il Doodle di Google Sigmund Freud, il Doodle di Google

SIGMUND FREUD, LA PSICOANALISI E IL REGALO DEL DIVANO (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Sigmund Freud come in tanti sanno non si separava quasi mai dal suo strumento preferito per le analisi dei pazienti, l’amato divano: proprio da quello strumento apparentemente banale nacque di fatto la disciplina moderna dell’analisi per cui quasi tutti i dottori oggi utilizzano quella forma di colloquio paziente-analista. Ma come nacque tutto ciò? Per Sigmund Freud era nato solamente come un regalo, dato che aveva ricevuto il famoso mobile da una paziente: dopo poco capì che per poter ipnotizzare al meglio i pazienti era molto meglio farli stendere. Intuì che in questo modo andare in trance era molto più semplice, con il sonno ipnotico indotto che fece le fortune dei primi casi sperimentati dallo stesso Freud. A volte davvero le scoperte più importanti nascono da cose futili e non è un mero luogo comune: probabilmente se quella paziente non avesse mai regalato il divano a Freud la psicoanalisi non avrebbe mai scoperto la formula dell’analisi ormai da tutti riconosciuta. Freud riteneva che quando spieghiamo il nostro comportamento a noi stessi o gli altri (consapevole attività mentale) raramente riusciamo a dare una vera nostra motivazione. Questo non è perché vogliamo deliberatamente mentire, ma perché l'essere umano ha una grande abilità all'auto-inganno. Le nostre razionalizzazioni della nostra condotta sono quindi da dissimulare dall'avere ragioni. Tutto il lavoro di una vita di Freud è stata dominato dai suoi tentativi di trovare il modo di penetrare in questo camuffamento, spesso sottile ed elaborato, che oscura la struttura e i processi della personalità nascosta.

SIGMUND FREUD, LA PSICOANALISI AL CINEMA CON JUNG (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Un film sulla vita di Sigmund Freud non è sicuramente una delle imprese più facili soprattutto perché rappresentare la psicoanalisi in scene ad effetto per il grande schermo non è esattamente una delle operazioni più immediate. Eppure il bravo regista David Cronenberg ha provato la grande sfida con “A Dangeous Method” con un cast di primo livello e con una storia tratta dal romanzo, anche capolavoro teatrale, Un metodo molto pericoloso di John Kerr. Al centro di tutto il rapporto complesso con l’allevio prediletto, Carl Gustv Jung ambientato alla vigilia della prima guerra mondiale quando una donna, la bella Sabina Spielrein si frappone tra il maestro Sigmund Freud e l’allievo, creando non pochi problemi agli studi della psicoanalisi e allo stesso rapporto d’amicizia e stima tra Jung e Freud. Una sceneggiatura che mostra forse troppo romanzo e poca realtà ma che racconta una modalità diversa di approccio non solo al lavoro della psicologia, ma prima di tutto alla vita in sè. Relazioni d’amore, pazienti, famiglia e situazione in guerra: i due amici vivono tutto su piani diversi, ma il rapporto che Freud insegna a Jung per poter trattare con i pazienti crea una difficile  turbolenta storia d’amore tra lo stesso Jung e Sabina. Allora come oggi, il metodo usato deve essere calibrato sul paziente o rischia di essere un sistema davvero “dangerous”.

SIGMUND FREUD, GLI STUDI SULL’ISTERIA E UNA VITA “TRANQUILLA” (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Sigmund Freud, è nato in una città della Repubblica Ceca, Pribor, il 6 Maggio del 1856, morendo poi a Londra il 23 Settembre del 1939. All'età di quattro anni la sua famiglia si trasferì a Vienna, la città dove avrebbe vivere e lavorare per la maggior parte del resto della sua vita. Ha conseguito la laurea in medicina nel 1881 e si fidanzò, per poi sposarsi l'anno successivo. Il suo matrimonio ha prodotto sei figli, di questi, la più giovane è Anna, diventata poi una psicanalista distinta. Dopo la laurea, Freud prontamente istruito, aprì uno studio privato e ha iniziò il trattamento di vari disturbi psicologici. Considerando se stesso prima di tutto uno scienziato, piuttosto che un medico, ha cercato di capire il percorso di conoscenza e di esperienza umana. All'inizio della sua carriera, Sigmund Freud venne fortemente influenzato dal lavoro del suo amico e collega di Vienna, Josef Breuer, che aveva scoperto che quando incoraggiava un paziente, isterico, di parlare senza inibizioni, i sintomi a volte gradualmente diminuivano. Ispirato da Breuer, Freud aveva postulato che le nevrosi avevano le loro origini nelle esperienze profondamente traumatiche che si erano verificate nel passato al paziente. Egli credeva che le occorrenze originali erano state dimenticate e nascoste dalla coscienza. Il suo trattamento è stato quello di responsabilizzare i suoi pazienti a recuperare l'esperienza e portarli alla coscienza, e così facendo, si confrontano sia intellettualmente che emotivamente. Egli credeva che si potesse poi scaricare e liberare se stessi dai sintomi nevrotici. Freud e Breuer pubblicarono, nel 1895, le loro teorie e scoperte in "Studi sull'isteria".

SIGMUND FREUD, ABITUDINI E ROUTINE DI UN GENIO (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Non si può certo dire che Sigmund Freud non avesse delle abitudini e che magari, anzi sicuramente, hanno origine che lo stesso psicoanalista avrebbe potuto riscontrare nei suoi pazienti con motivazioni e regressioni di sicuro impatto. Ma anche i geni hanno le loro routine e nel caso di Freud non sono certo poche: raccontano alcuni suoi collaboratori e familiari che il buon Sigmund Freud aveva una giornata scandita in maniera quasi ossessiva. Al mattino si dedicava ai suoi pazienti, pranzo ogni giorno alle ore 13 in punto, cascasse il mondo: e aveva un particolarità, odiava il pollo e mangiava praticamente solo carne di manzo. Chissà poi cosa rappresentava il pollo per lui, la sua infanzia o i suoi rapporti amorosi… lo ammettiamo, ci siamo fatti credere la mano “freudiana”. La sua routine proseguiva poi con la passeggiata del pomeriggio che faceva sempre di circa tre chilometri, percorrendo le stesse strade viennesi e lungo il percorso raccoglieva dei funghi (riporta il sito di Focus). Infine il ritorno sui pazienti per le ultime ore del pomeriggio prima di dedicarsi alla sua vera passione: il gioco a carte in famiglia con moglie e figlia. Direte voi, un uomo complessato? Magari anche, ma il gioco in famiglia ha dentro ben poche regressioni e inconsci e tanta, tanta semplicità. In fondo, anche Sigmund Freud ne aveva bisogno.

SIGMUND FREUD, MUSICA ITALIANA E PSICANALISI (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Imparare ad amare, con Sigmund Freud si può? Forse il tema centrale di tutta la psicanalisi del grande studioso austriaco nato 160 anni fa è proprio l’amore, il complesso sentimento che lega tutti gli uomini in ogni singolo istante della propria vita. Gli studi che hanno portato Freud a parlare di Complesso di Edipo primordiale dove l’uomo è in costante lotta contro il padre per conquistare l’amore materno: prima ancora di incesto e turbe psicanalitiche, la capacità di imparare l’amore, di comprendere come funziona e da cosa viene determinato è stata un’ossessione per Sigmund Frued che trai i suoi tantissimi pazienti ha provato ad ottenere in mano senza forse riuscirei pienamente. Un genio musicale e culturale come Giorgio Gaber in uno sei suoi testi meno celebri ma sicuramente già pregnante ha provato - come del resto in tutta la sua carriera - a scandagliare l’animo umano per capire tutto quel “caos” che è l’amore. In “Quando sarò capace di amare” il cantautore milanese mette in sequenza una delle verità forse più geniali sulla psicanalisi, ma forse anche sull’umana quotidianità: «Quando sarò capace di amare / probabilmente non avrò bisogno / di assassinare in segreto mio padre / né di far l’amore con mia madre in sogno». Il cardine è tutto lì, non ci sono segreti: imparare ad amare e la vita non si semplifica ma sicuramente viene liberata.

SIGMUND FREUD, VIDEO: WOODY ALLEN AL CINEMA, INCONSCIO O SUPER-IO? (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Inutile dire che su Sigmund Freud al cinema le citazioni, le allusioni e le tematiche usate sono state e sono ancora oggi moltissime, ma solo uno merita il patentino di “grande maestro” del cinema freudiano: è ovviamente Woody Allen, il mitico attore e regista di innumerevoli film in cui la psicanalisi è elevata all’estrema potenza e ironia. Un noto psichiatra italiano - Glauco Maria Genga - ha incontrato Allen in Italia ai tempi di To Rome with Love e ha raccontato da vicino tutte le teorie del grande Woody sulla figura di Sigmund Freud. «Che la psicanalisi sia centrale nei lavori di Allen è cosa nota, ma Genga racconta nel dettaglio come sia parte di battute apparentemente innocue. Quando pone la sequenza di domande “da dove veniamo? dove andiamo? cosa c’è da mangiare stasera? afferma ciò a cui tende davvero la psicanalisi di Freud, una stretta connessione tra grandi domande e vita quotidiana». Interessante, tra i mille spunti che il cinema di Woody Allen propone su Sigmund Freud, una scena epica in “Provaci Ancora Sam” in cui il regista mostra una profonda comprensione freudiana: «nella scena in cui siede accanto a Diane Keaton sul divano, con il fantasma di Humphrey Bogart che gli dà suggerimenti su come agire per sedurla», qui tutti pensano all’inconscio, in piena rivoluzione sessuale del 1972, e invece lui parla del Super-io, che non è solo quello che proibisce gli atti, ma è anche cioè che li istiga. «Bogart fa agire Allen, che vede il Super-io come azione, come dover fare, una lettura non comune e molto profonda», conclude Genga. CLICCA QUI PER LA SCENA DI WOODY ALLEN IN VERSIONE “SUPER-IO”

SIGMUND FREUD, FOBIE E ABITUDINI DEL PADRE DELLA PSICOANALISI (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Aveva varie fobie Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, nato 160 anni fa, il 6 maggio 1856, nella Repubblica Ceca. Nel giorno in cui si celebra questo anniversario, Focus ricorda che lo psicoanalista era ossessionato dal numero 62. Sigmund Freud pensava che sarebbe morto proprio all'età di 62 anni mentre visse fino a 83 anni: morì infatti il 23 settembre 1939 nel Regno Unito. Freud in ogni caso, sottolinea la testat, "non alloggiava mai in una stanza d’albergo che avesse il numero 62 e aveva anche la fobia delle felci e aveva una gran paura di viaggiare in treno". Erano poi rigide le abitudini di Freud: "al mattino si dedicava ai pazienti, pranzava ogni giorno alle 13 in punto. Adorava la carne di manzo e odiava il pollo. Dopo pranzo, usciva a fare una passeggiata di buon passo di tre chilometri, percorrendo sempre le stesse strade, in particolare la Ringstrasse (il viale intorno al centro di Vienna) e lungo il percorso raccoglieva dei funghi. Nel pomeriggio si dedicava ancora ai pazienti e dopo cena giocava a carte, di cui era grande appassionato, con la moglie o la figlia".

SIGMUND FREUD, TRA DOSTOEVSKIJ E SHAKESPEARE, LA LETTERATURA IN PSICOANALISI (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Per il grande Sigmund Freud l’amore per la letteratura è tale a quello per la psicanalisi e peri suoi lavori con i pazienti lungo tutta una vita: secondo il grande neurologo austriaco nella letteratura i vari personaggi utilizzati dai romanzieri più abili erano un ottimo modo per poter vedere all’opera lo scandaglio dell’umana profondità, con temi, famiglia, redenzioni e delitti che si giocano in un’unica grande giostra che è la realtà quotidiana. “Sogno o son desto”? Il sogno e la realtà erano temi tipicamente freudiani eppure nella sua infinita ammirazione per tre autori della storia moderna vi risiede un”eccezione alla regola. Un piccolo libricino riunisce tre saggi dedicati a Dostoevskij, Shakespeare e Ibsen che con i loro personaggi hanno reso perfettamente, secondo Sigmund Freud, la teoria psicoanalitica. In quegli scritti ci sono moltissimi esempi, da Raskolnikov al Mercante di Venezia che sono stati per Freud materiale propizio e rivelatore della psicologia umana del profondo. Memorie o sogni, nevrosi e psicosi, l’eccezione si crea dal fatto che tutto quanto raccontato da questi tre meravigliosi autori può essere tranquillamente utile per comprendere la realtà quotidiana e non ci si può fermare ad un mero “brano inventato”. «La condanna di Dostoevskij come criminale politico era ingiusta, ed egli doveva saperlo: ma accettò dal Piccolo Padre, lo zar, la punizione immeritata in sostituzione della pena che avevamo meritato i suoi peccati contro il padre reale». Una redenzione che cogliere nel profondo gli scritti di Ibsen, Dostoevskij e Shakespeare, anche se per Freud questo passaggio finale fu molto già complesso e forse mai completamente raggiunto, “incastrato” nel suo impianto psicoanalitico.

SIGMUND FREUD, PREMIO NOBEL: NOMINATO 12 VOLTE, NESSUNA VITTORIA (OGGI, VENERDÌ 6 MAGGIO 2016) - Il padre della psicoanalisi Sigmund Freud e il i meriti della scienza: i bisogno di certificare la sua importanza per la scienza non si può certo misurare, basti vedere cosa i suoi studi sull’essere umano, il suo inconscio e le sue profonde attenzioni alla mente della persona hanno portato oggi. Nessuno si può accostare oggi alla psicologia senza, in maniera anche inconscia - mai gioco di parole fu più azzeccato - alla figura di Sigmund Freud: eppure il suo rapporto con la scienza chiamiamola così ufficiale dell’epoca non è stato proprio dei migliori. Ebbe incredibilmente 12 “nomination” al Premio Nobel, il riconoscimento più prestigioso in ambito accademico-culturale-scientifico eppure non lo vinse mai, procurandosi sonore sconfitte sul campo professionale. Freud non si abbattè però, dato che per lui il vero riconoscimento della scienza era riuscire ad aiutare i suoi pazienti e scoprire sempre di più in un campo non certo solito per l’inizio Novecento. Le nomine ad un certo punto cessarono perché un “esperto” del’accademia, nominato dal comitato del Nobel, asserì che il lavoro di Sigmund Freud non aveva alcun riscontro scientifico. Beh, di certo questo accademico non era esperto in previsioni.

SIGMUND FREUD, L'ANTESIGNANO DELLA PET-THERAPY (OGGI, VENERDI' 6 MAGGIO 2016) - Ricorre oggi il 160esimo anniversario della nascita di Sigmund Freud, il neurologo e psicoanalista, fondatore della psicoanalisi. Freud è noto per aver elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo cui i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Forse non tutti sanno però che è anche un antesignano della pet-therapy. Come ricorda Focus, Sigmund Freud considerava imprescindibile la presenza nel suo studio, durante le sedute di psicanalisi, di Jofi, il suo Chow Chow femmina, perché riteneva che fosse rassicurante per il paziente. E "Jofi era così abituata a seguire le sedute del padrone che con il tempo imparò a calcolare il tempo di ogni incontro. Quando si alzava in piedi, Freud sapeva che la seduta era finita".

SIGMUND FREUD, L'OSSESSIONE PER SOGNI ALLA RICERCA DI UN SENSO (OGGI, VENERDI' 6 MAGGIO 2016) - Sigmund Freud e l'interpretazione dei sogni. Forse potremmo dire oggi che il caro Freud -attenzione che noi si legge come si scrive e non è nemmeno "Fruà"- avrebbe potuto battere la smorfia napoletana. Forse numeri non ne avrebbe mai dati, ma fra i suoi pazienti c'era sicuramente chi ne dava tanti. Freud è probabilmente una delle figure più mitizzate della storia mondiale. Man mano che il nostro caro psicanalista -ma se all'epoca non esisteva la psicanalisi, come si definiva?- avanzava fra teorie ed analisi psichiatriche, emergeva sempre di più la sua psiche. Sia chiaro, i pazienti a Freud non mancavano di sicuro, anche perché alla fine del 1800 anche un raffreddore poteva essere visto al pari di una malattia mentale. E allora perché? Ad un certo punto, il suo lato oscuro premeva così tanto che era diventato un imperativo procedere con l'auto-analisi. Ed è qui che emerge subito un tratto fondamentale della figura di Freud: la modestia. Eh già perché per riuscire a debellare le proprie patologie, si guardava bene dall'affidarsi ad altri specialisti perché non nutriva alcuna fiducia nei loro metodi. Al limite potevano andare bene come base per le proprie teorie, ma nulla di più. Forse oggi, in un mondo incentrato sui fumetti ed i supereroi, potremmo dire che Sigmund Freud è Mental, il metaumano dotato di poteri psichici in grado di analizzare ogni persona in meno di 2 secondi e concludere per tutti che esiste un problema di natura sessuale. Quest'ultimo infatti era uno dei clichè preferiti del neurologo, dato che se qualcuno starnutiva o era per via di contrasti con la figura materna o per qualche patologia psico-sessuale. Eppure la fama di Sigmund Freud andò fin da subito di pari passo con le critiche più accese, tanto che non si attese nemmeno la sua morte per far nascere un rivale di tutto rispetto. Non sappiamo come debba essersi sentito Freud a scoprire che chi aveva allevato con tanti sforzi e speranze avrebbe subito smontato la maggior parte delle sue teorie. Carl Jung era infatti il suo pupillo, ma un giorno scelse il lato buono della Forza e anche se Freud gli rivelò "io sono tuo padre!" se ne fece beffe. Ancora oggi nei salotti oscuri di psicologi, psichiatri, psicoanalisti, psicopatologi e forse anche psicopatici, la prima domanda che si fa dopo essersi stretti la mano è: Jung o Freud? Ed è da lì che partono le più grandi battaglie mondiali. Altro che Superman Vs Batman. 

 

SIGMUND FREUD, LE TEORIE PRINCIPALI E L'APPLICAZIONE ODIERNA (OGGI, VENERDI' 6 MAGGIO 2016) - Il suo solo nome apre già le porte a molti campi della disciplina in cui divenne famoso. Sigmund Freud è ad oggi considerato il padre della psicoanalisi e non solo per la sua celebre scoperta nel campo dei sogni. Se oggi sappiamo infatti che i sogni che facciamo durante la notte ci dicono qualcosa di più riguardo al subconscio, lo dobbiamo proprio a Freud ed al suo trattato L'interpretazione dei sogni. Negli anni in cui opera il celebre neurologo, la psicanalisi non è ancora nata, ma attende solo la sua brillante scoperta sulla connessione fra comportamento, pensiero e disturbi psichiatrici per venire alla luce. I suoi studi partono infatti dall'isteria, una delle piaghe psichiatriche che colpivano la popolazione di metà 1800. E' famoso il caso di Anna O., discusso e approfondito in uno dei suoi più grandi trattati, in cui cercò di sfatare il mito secondo cui l'isteria fosse solo un inganno e non una malattia della mente vera e propria. Molti dei termini psicologici tutt'oggi presenti e consolidati, come narcisismo, lapsus, pulsione e libera associazione, si devono proprio al genio di Sigmund Freud che primo fra tutti, per dimostrare l'efficacia delle proprie teorie, non smise mai di analizzare se stesso. Il primo psicanalista getta così le basi per tutta la psicologia e la psicanalisi, grazie anche a tecniche ipnotiche apprese da Josef Breuer. In tanti anni di attività, Freud mise in luce diversi disturbi mentali e psicologici, partendo fin dai primi anni di nascita, tramite la teoria sulle fasi dello sviluppo psicosessuale. Inevitabilmente, il celebre psicopatologo venne contestato dagli altri colleghi luminari fin dall'esposizione delle prime teorie, non ultimo dal suo più grande allievo: Carl Jung. 

SIGMUND FREUD, IL DOODLE "INCONSCIO" DI GOOGLE (OGGI, VENERDI' 6 MAGGIO 2016) - Il Doodle che Google ha voluto donare a Sigmund Freud va al di là delle aspettative. Il designer ha infatti deciso di non adottare il simbolo classico dello psicanalista, la poltrona, o del paziente (il famoso divanetto in pelle nera). Kevin Laughlin ha invece incentrato il suo disegno su un iceberg che si nasconde dietro la nuca di Freud, simbolo della profondità dell'inconscio. Il tema dell'acqua ci riporta invece nello specchio deformante della realtà che spesso nasconde in superficie ciò che invece si cela negli abissi. Sulla destra notiamo una nave che rappresenta lo strumento con cui si può attraversare questo mare sconosciuto ed arrivare altrove, in un mondo lontano in cui medico e paziente, lettore e testo, umano e mondo, diventano un tutt'uno. Lo spazio dato al conscio, che è il viso di Freud che appare sulla superficie dell'acqua è molto più ristretto di quello invece concesso all'incoscio. Le ragioni sono ovvie: la mente presente è in realtà una minima parte di tutto ciò che riguarda la Mente. Quella maiuscola, che nasconde il conscio, il subconscio e l'inconscio. Ne potremmo trarre infine una metafora che rubiamo a Nietzsche: "e quando guardi a lungo in un abisso, anche l'abisso guarda dentro di te". 


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