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SPILLO/ La "questione morale"? Ser Ciappelletto è ancora tra noi

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Dire una cosa e farne un'altra. Sfoggiare etica, praticare disonestà. Tra un sindaco che ostenta l'organizzazione di corsi anticorruzione (fino a rimanerne paradossalmente vittima) ma intanto trucca le gare; e un giornalista antimafia celebrato dal premier che invece, nella realtà, estorce pizzi... Non resta che amaramente rifugiarsi nella forza riassuntiva — e divinatrice! — della letteratura.

E capire meglio perché Boccaccio, come protagonista della novella numero uno del Decameron, scelse proprio Ser Ciappelletto: "Era questo Ciappelletto di questa vita: egli, essendo notaio, avea grandissima vergogna quando uno de' suoi strumenti, come che pochi ne facesse, fosse altro che falso trovato; de' quali tanti avrebbe fatti di quanti fosse stato richesto, e quelli più volentieri in dono che alcuno altro grandemente salariato. Testimonianze false con sommo diletto diceva, richiesto e non richiesto; e dandosi a que' tempi in Francia a' saramenti grandissima fede, non curandosi fargli falsi, tante quistioni malvagiamente vincea a quante a giurare di dire il vero sopra la sua fede era chiamato". E sul punto di morte arriva a sfidare Dio, traendo in inganno il prete con una falsa confessione e a passare per santo, con tanto di seguito di fedeli e postulanti.

Chiaro? Ser Ciappelletto archetipo italiano. Il peccatore incallito che simula santità. L'esteta della menzogna. Il nemico giurato della verità e dell'etica. Anno Domini 1350. Cos'è cambiato?

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