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PAPA FRANCESCO ALL'EUROPA/ Un ideale senza attrattiva non genera più nulla

Pubblicazione:sabato 7 maggio 2016

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Dando del "tu" all'Europa ha trasformato un problema in una speranza. Questo "tu" infatti vale più di mille discorsi perché comunica agli europei qualcosa di cui gli europei dubitano ogni giorno di più: quel "tu" ci dice, infatti, che l'Europa c'è, è viva, non è solo eredità del passato ma anche promessa di futuro, grande soggetto collettivo in cui tutti gli europei, con le loro diversità, possono riconoscersi e a cui tanti non europei possono tornare a guardare con fiducia.

Suonano inquietanti le parole di Francesco che si chiede: "Che cosa ti è successo Europa   umanistica, paladina dei diritti dell'uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?". Sono parole che ci inquietano: fanno emergere una paura che cerchiamo in tutti i modi di nascondere, la paura che una storia lunga e gloriosa sia oggi finita. E' la paura che ci spinge a "trincerarci" nel nostro presente, azzerando il passato e fuggendo dal futuro. Sì, è vero, in un certo senso, una lunga storia è finita. Ma la voce di papa Francesco porta il realismo della speranza. Ci dice che l'Europa esiste, è una grande casa comune, bella e forte, può e deve ricominciare oggi una storia nuova. E' una voce che viene sorprendentemente da lontano, "quasi dalla fine del mondo", ma è la voce di uno dei grandi interpreti del nostro tempo, ammirato e ricercato da capi di Stato e da leader religiosi, da grandi intellettuali e da personalità di ogni tipo. Possiamo fidarci. Anche perché, sebbene venga da lontano, è diventato molto vicina. Il "tu" infatti non esprime solo interesse ma anche coinvolgimento: Francesco si è fatto europeo con gli europei, lasciandosi coinvolgere nel destino dell'Europa. 

Le sue parole sono un punto di ri-partenza. Conviene abbandonare le nostre piccole immagini di Europa, quella dei burocratici e delle cancellerie, dei partiti nazionalisti e di quelli xenofobi, del 3% o del fiscal compact… Conviene sognare con papa Francesco un'Europa giovane, capace di essere ancora madre, che si prende cura del bambino, che soccorre il povero e chi arriva in cerca di accoglienza, che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, in cui essere migrante non è un delitto, dove i giovani respirano l'aria pulita dell'onestà, dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, un'Europa delle famiglie, che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti, un'Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia. 



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COMMENTI
07/05/2016 - Con affetto, due domande al commentatore (ALBERTO DELLISANTI)

La prima è la più facile. Perché penso in cuor mio (anche se non vi è verifica per me) che lei senta la personale possibilità di dare la sveglia a "lui" (come lei dice del Papa argentino) solo perché lei lo ha già fatto - nel suo peraltro infinitamente più semplice contesto di vita - di aprire la sua casa e i suoi ambiti di vita al prossimo. Sicché è come se nella sua vita lei abbia tirato giù ogni muro. Non quelli delle sua abitazione, così come non vanno buttate giù la cinta vaticana, o la muraglia cinese, o le mura che cingono il Castello Sforzesco di Milano, ecc ecc. Bensì i muri umani, i muri spirituali, quelli psicologici, e quant'altro, di cui io penso che lei sia stato capace di abolirli. La seconda domanda ha l'implicita risposta personale (che ritengo di dare io) già nella citazione, appena fatta, di mura architettoniche storiche, vestigia della storia del mondo. Nel momento stesso in cui riconosco uno scavalcare bellissimo di muri umani da parte del Papa, non sento per me alcun titolo qualificante a pronunciarsi sul fatto che muri di pietre intorno al Vaticano (in nulla ostative all'apertura e alla misericordia esercitate da Bergoglio) si possano abbattere, a maggiore attenzione del prossimo, cosi come lei, Signor Pennati, lascia intendere di pensare. E che Dio conservi le mura della Residenza Santa Marta, in cui si trova l'appartamentino in cui il Papa abita.

 
07/05/2016 - che cominci lui ad abbattere i muri (Alberto Pennati)

Per rendere credibili queste parole, dovrebbe cominciare lui concretamente a far abbattere il muro che protegge la città del Vaticano. Altrimenti significa che c'è lo zampino di satana....