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PAPA FRANCESCO ALL'EUROPA/ Un ideale senza attrattiva non genera più nulla

Pubblicazione:sabato 7 maggio 2016

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"Che cosa ti è successo, Europa?". Nel discorso per il premio Carlomagno, papa Francesco ha dato del tu all'Europa. Non era scontato. Divenuto papa, Jorge Bergoglio ha inizialmente parlato poco dell'Europa e ha cominciato ad incontrarla partendo dalle sue periferie. Poi c'è stato il discorso di Strasburgo, molto attento e rispettoso, che ha raccolto consenso ma anche suscitato sorpresa per l'espressione "Europa nonna". Subito dopo, una preoccupata Angela Merkel chiamò il papa per chiedergli se davvero considerava l'Europa ormai incapace di generare. Le reazioni di altri sono state più fredde e sussiegose. Molti europei non amano papa Francesco quanto lo amano tanti sudamericani, africani e asiatici. Anche in Italia permangono dubbi e critiche nei suoi confronti. Molti non lo considerano capace di capire fino in fondo i problemi di un mondo complesso come quello occidentale. 

Francesco sa tutto questo. Avrebbe potuto ritirarsi nelle grandi periferie del mondo, dove ci sono tanti poveri che egli ama e da cui è riamato. Sarebbe stata una scelta non priva di motivazioni valide: è nelle periferie che si gioca oggi gran parte del futuro dell'umanità. Ma non l'ha fatto. Si è anzi dedicato con pazienza a capire di più l'Europa e i suoi problemi. Forse gli è sembrato strano doverlo fare. Anche se discendente di immigrati italiani, Jorge Bergoglio è nato in Argentina, dove ancora oggi si guarda agli europei come a coloro che per secoli hanno tracciato la storia del mondo. Spetta anzitutto a questi — sarebbe lecito pensare — rievocare la loro eredità e decidere il loro destino. Ma c'è oggi uno strano silenzio in Europa e qui sono oggi poche le voci importanti capaci di dire parole grandi: come ha notato Benedetto XVI, l'Europa sembra aver preso congedo dalla storia. Francesco si è accorto di questo vuoto e non si è tirato indietro: senza arroganza ma anche senza paura ha cercato di mettere gli europei davanti a se stessi e alla loro realtà.  

Ha ribadito, infatti, quanto aveva detto a Strasburgo, preoccupandosi però di spiegarlo meglio e di farsi capire. "Europa nonna", ha chiarito, vuol dire "stanca e invecchiata, non fertile e vitale", qui "i grandi ideali" che l'hanno ispirata "sembrano aver perso forza attrattiva", è oggi priva di "capacità generatrice e creatrice", tentata di "dominare spazi più che generare processi", "trincerata" nell'immobilismo invece di privilegiare dinamismi che coinvolgano tutti nella ricerca di nuove soluzioni. Insomma, un'Europa "decaduta". Non è facile accettare un simile giudizio, ma papa Francesco non l'ha pronunciato con freddezza analitica bensì con tenerezza appassionata. E l'ha fatto seguire dalla domanda "Che cosa ti è successo, Europa?".

E' una domanda piena di tristezza ma anche di sofferenza, come quelle che si rivolgono ad una persona molto amata ed ammirata, per la sua grandezza e per la sua generosità, per il suo spirito e per le sue opere, i cui comportamenti e le cui scelte sono però oggi lontane da quelli di un tempo.


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COMMENTI
07/05/2016 - Con affetto, due domande al commentatore (ALBERTO DELLISANTI)

La prima è la più facile. Perché penso in cuor mio (anche se non vi è verifica per me) che lei senta la personale possibilità di dare la sveglia a "lui" (come lei dice del Papa argentino) solo perché lei lo ha già fatto - nel suo peraltro infinitamente più semplice contesto di vita - di aprire la sua casa e i suoi ambiti di vita al prossimo. Sicché è come se nella sua vita lei abbia tirato giù ogni muro. Non quelli delle sua abitazione, così come non vanno buttate giù la cinta vaticana, o la muraglia cinese, o le mura che cingono il Castello Sforzesco di Milano, ecc ecc. Bensì i muri umani, i muri spirituali, quelli psicologici, e quant'altro, di cui io penso che lei sia stato capace di abolirli. La seconda domanda ha l'implicita risposta personale (che ritengo di dare io) già nella citazione, appena fatta, di mura architettoniche storiche, vestigia della storia del mondo. Nel momento stesso in cui riconosco uno scavalcare bellissimo di muri umani da parte del Papa, non sento per me alcun titolo qualificante a pronunciarsi sul fatto che muri di pietre intorno al Vaticano (in nulla ostative all'apertura e alla misericordia esercitate da Bergoglio) si possano abbattere, a maggiore attenzione del prossimo, cosi come lei, Signor Pennati, lascia intendere di pensare. E che Dio conservi le mura della Residenza Santa Marta, in cui si trova l'appartamentino in cui il Papa abita.

 
07/05/2016 - che cominci lui ad abbattere i muri (Alberto Pennati)

Per rendere credibili queste parole, dovrebbe cominciare lui concretamente a far abbattere il muro che protegge la città del Vaticano. Altrimenti significa che c'è lo zampino di satana....