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ANTONIO GIGLIO E FORTUNA LOFFREDO/ Smascherare il male non è come giocare a ping-pong

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La parrocchia di Caivano è retta da don Maurizio Patriciello: scorza dura, materia prima di un Dio ricreatore. E' il prete che i fuochi li conosce come pochi altri, per questo s'inginocchia: "Non accendete altri roghi sul mio popolo. Già brucia". Parla di silenzio, di serenità, di consolazione: parole che sembrano complici dell'omertà di cui li si accusa. Invece sono l'esatto opposto dell'omertà: smascherare il male è azione d'altissima chirurgia, mica una partita a briscola. Funziona come nella cura dei tumori: prima d'asportare la massa, occorre ridurla. Cicli di chemio e di radio. Anche il male è razza tumorale, una mamma maligna: va sbollita la rabbia, va diminuito il livore, vanno rasserenati gli animi. Per poi tentare di darci la botta finale, per poi sradicarlo con sentenza-definitiva. Sradicato il male, s'imparerà poi ad usare i termini giusti: non "il pedofilo", ma la persona accusata di pedofilia. Non l'infanticida, ma la mamma accusata d'aver ammazzato il bambino: è la riabilitazione del linguaggio. Non sono quisquilie: è che assolutizzare il male è fare il suo gioco. Riportarlo alla giusta misura è accerchiarlo. E' quello che tutti chiedono: per Antonio, per Chicca. Sradicare il male non può diventare una partita di fango: Satana impazzirebbe dalla gioia.



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