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ESTEBAN CHAVES/ Sconfitto da Nibali? "E' la vita, questa è solo una corsa in bici"

Esteban Chaves (Foto dal web) Esteban Chaves (Foto dal web)

Quei due signori, che poi scopriremo essere la mamma e il papà di Esteban, hanno viaggiato di notte dalla Colombia per venire in Europa a vedere che effetto fa il loro bambino avvolto nel rosa del trionfo. Appena giunti, Esteban ha perduto la rosa. E loro non hanno saputo fare di meglio che abbracciare chi, quella rosa, l'aveva trafugata al figlio con classe, nobiltà e talento. Senza vergogna sul volto nell'ammettere che nella camera di Esteban è ancora appeso il poster di Vincenzo: "Mamma e papà — confidava pochi metri più in là il piccolo Chaves — sono per la prima volta in Europa per assistere a tutto questo. Questa è la vera vita". Una sincronia d'intenti che trasforma la sconfitta in vittoria, lo sport in nobiltà, il traguardo in ripartenza. Con la benedizione garbata di Vincenzo che, sotto le intemperie di giornate storte, seppe trarre vanto da ciò che altri mostravano di spregiare: "Sono umano, non me ne vergogno" scrisse su twitter mentre piombavano burrasche sopra lui.

Le classifiche le scrive la strada, la gloria la tributano gli avversari: "Più l'avversario è forte, più la vittoria è bella" disse un giorno quel dio-pelato che è stato Marco Pantani. Forse per questo, appena dopo il traguardo, il carrozzone del Giro s'è arrestato per catturare gli attimi-ultimi dell'epopea rosa: Nibali abbraccia Valverde, Valverde abbraccia Chaves, Chaves e Valverde abbracciati a Nibali. "C'è infine uno che si lamenta tutto il santo giorno e impreca alla maledettissima volta che ha accettato di venire anche quest'anno al Giro — scriveva da inviato Dino Buzzati nel Giro d'Italia del 1949, a proposito del gregario —. Già prevede strapazzi infami, pioggia, disagi e cimici negli alberghi e raffreddori. Brontola, sogghigna, vede tutto nero, si affanna correndo da una parte all'altra, come se qualcosa stesse per precipitare. Lo osservo, quando mugugna e se ne va intorno con quel suo fare da imbronciato bulldog. Lo osservo con grandissimo piacere e mi domando: da quanto tempo non vedevo un uomo così felice?". Malinconia e bicicletta non vanno mai d'accordo.

Inutile avere una bici leggerissima strascinando in animo un corpo pesante come macigni: lo struzzo non è il colibrì. Futile, pure, truccare il motore per andare più veloci: più snelli, meno spolpati, pimpanti. Inutile, futile: toglietegli tutto, fin quasi ad infangarne l'aspetto, ma nulla potrete contro quella splendida essenza che fa del ciclismo la più illustre tra le metafore dell'esistere. Del sapersi vivi. Di andare avanti e continuare anche quando il traguardo è lontano.

La bicicletta è una penna che scrive sull'asfalto. "E' la vita, questa è solo una corsa". Il secondo arrivato sferra un fendente deciso, decisivo, tagliente come denti di squalo. Tanto vittorioso come Vincenzo Lo Squalo: dantesque, piccolo-colibrì Esteban.

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COMMENTI
01/06/2016 - Marco Pozza esperto di umanità e ... di ciclismo (Giuseppe Crippa)

È una piacevole scoperta vedere che don Marco Pozza non è soltanto sacerdote – e quindi, come diceva Paolo VI, esperto di umanità – ma anche esperto di ciclismo. Certamente non arriva all’altezza di Luigi Crema, indimenticato e sempre atteso a scrivere di ciclismo su queste pagine, ma comunque si difende benissimo nel commentare le salite e le discese delle persone di cui si occupa nei suoi articoli. Ma se l’uscita di Chavez: “È la vita. Questa è solo una corsa in bici.” equivale ad un colle di terza categoria, il gesto dei suoi genitori, che superano la delusione per la sconfitta del figlio ed abbracciano sorridendo Vincenzo Nibali sul traguardo dove ha appena sfilato la maglia rosa al figlio, vale indubbiamente un Gran premio della Montagna di Prima Categoria!