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ESTEBAN CHAVES/ Sconfitto da Nibali? "E' la vita, questa è solo una corsa in bici"

Pubblicazione:mercoledì 1 giugno 2016 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 1 giugno 2016, 17.58

Esteban Chaves (Foto dal web) Esteban Chaves (Foto dal web)

Lo squalo, pesce d'acqua e di profondità, ha appena conquistato la vetta, spazio di cielo, di altezze: lo squalo in cima alla montagna, un quasi-ossimoro. Squalo è il soprannome di Vincenzo Nibali, l'uomo isolano venuto al mondo per conquistare le cime, nella terraferma. L'arrivo di tappa s'impossessa del nome di un santuario: Sant'Anna di Vinadio (Cuneo). I santuari sono luoghi in cui le pietre tramutano in promemoria della fede capace di miracoli. Quando lo Squalo taglia il traguardo, il colibrì è ancora sull'asfalto, il suo fiore d'ibisco è una lingua di strada che pare ergersi in verticale, tant'è irta in pendenza. Colibrì è il soprannome di Esteban Chaves, il piccolo scalatore colombiano che indossa la maglia rosa. Venti giorni e ottanta ore di corsa — che sono strada e pianto, affanni e rantoli, lacrime e fughe, imboscate e agguati, salite e discese. Pelle: bruciata, scotta, strisciata — nulla hanno potuto ai fini della classifica finale: alla partenza della penultima tappa, è un pugno di secondi che li separa. "Tutto sbagliato, tutto da rifare", con le parole del Bartali nazionale, il santo laico della mistica a pedali.

Quando Esteban s'annuncia sul traguardo, i microfoni gracchiano come uno stormo impazzito "Nibali"!: l'uomo dell'impresa ai limiti dell'impossibile, l'immaginazione al potere, la bellezza del dismesso. La vittoria del non-ancora sul già della sconfitta data come ovvia. Chaves taglia il traguardo e ciò che lo attende, per uomini di sport, è la più disumana tra le leggi: il secondo è il primo degli sconfitti. Quando accade, li si vede scagliare pugni sul manubrio, urtare la bici contro le transenne, gettare sguardi di sbieco a chi ha trafugato la gloria. Coi microfoni sotto il naso, a dare il via al Festival delle Scuse: "L'insalata era da pulire, stanotte non ho dormito bene, la pastasciutta era scotta. Il vento contrario, l'ammiraglia fuori-posto, i compagni affaticati".

Il Colibrì Rosa, però, non è come lo struzzo, l'uccello grande-grosso da mostrarsi incapace di volare. Il colibrì è un acrobata, è capace del volo-sospeso, unico tra gli uccelli è capace di volare all'indietro. Di guardare indietro: "Se mi avessero detto alla vigilia che sarei arrivato sul podio non ci avrei creduto — confida Esteban con un sorriso inversamente proporzionale alla sua statura, appena giunta la notizia che sancisce la perdita della sua maglia rosa —. E' la vita, questa è solo una corsa in bici". Senza la base, signori e signore tutte, scordatevi delle altezze.

Poco più in là, appena dietro il traguardo, lo Squalo-rosa è avvolto in un turbinio di delirio collettivo. Per un attimo s'arresta, dimena le braccia, si scioglie da quell'incantesimo. Torna coi piedi per terra, lui ch'è cresciuto coi piedi a terra. S'accorge che due signori lo stanno avvicinando: si lascia avvicinare, poi li abbraccia, a lungo si lascia abbracciare. 


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COMMENTI
01/06/2016 - Marco Pozza esperto di umanità e ... di ciclismo (Giuseppe Crippa)

È una piacevole scoperta vedere che don Marco Pozza non è soltanto sacerdote – e quindi, come diceva Paolo VI, esperto di umanità – ma anche esperto di ciclismo. Certamente non arriva all’altezza di Luigi Crema, indimenticato e sempre atteso a scrivere di ciclismo su queste pagine, ma comunque si difende benissimo nel commentare le salite e le discese delle persone di cui si occupa nei suoi articoli. Ma se l’uscita di Chavez: “È la vita. Questa è solo una corsa in bici.” equivale ad un colle di terza categoria, il gesto dei suoi genitori, che superano la delusione per la sconfitta del figlio ed abbracciano sorridendo Vincenzo Nibali sul traguardo dove ha appena sfilato la maglia rosa al figlio, vale indubbiamente un Gran premio della Montagna di Prima Categoria!