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SOS MIGRANTI/ Mons. Tomasi: l'accoglienza? Sì, ma nel rispetto dei nostri valori

Pubblicazione:sabato 11 giugno 2016

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I flussi migratori non cesseranno molto presto. Se si chiude una via di scampo a chi cerca sopravvivenza, questi ne troverà un'altra. La storia insegna che muri e fili spinati non hanno mai fermato il movimento di popoli. A parte l'ambiguità dell'accordo Germania-Turchia, due passi efficaci potrebbero essere fatti dall'Unione Europea. 

 

Quali secondo lei?

Il primo è la creazione di corridoi umanitari sicuri, che non escluderebbe il rinvio di chi non ha titolo per essere accolto come rifugiato o l'equivalente. Il secondo è un lavoro concertato per la prevenzione dei conflitti e l'eliminazione dell'estrema povertà. Mi pare poco coerente che si collabori a destabilizzare un Paese e poi rifiutare di assumere la responsabilità per le conseguenze. 

 

Come valuta il modo in cui il governo italiano sta gestendo l'emergenza migranti?

Le iniziative prese dal governo italiano per dare una risposta umanitaria adeguata, mettendo a disposizione locali e provvedendo cibo, sono encomiabili. Il principio di salvar vite, anzitutto, deve continuare ad essere rispettato. Ma non si ricorra adesso ad espedienti come gli hotspot che rendono poco praticabile il diritto internazionale dei richiedenti asilo ad essere ascoltati ed aiutati a presentare il loro caso. 

 

Il segretario della Cei Nunzio Galantino di recente ha criticato gli hotspot proposti dal governo italiano. Alfano gli ha risposto che lui faceva "il ministro dell'interno" e che non si poteva "accogliere tutti". Lei che ne pensa?

D'accordo che l'Italia non può accogliere da sola tutti coloro che bussano alle porte dell'Europa, la cui credibilità è chiaramente in gioco davanti a questo fenomeno. Ma se il ministro voleva dire che la "ragion di Stato" deve prevalere sul diritto umanitario e sugli accordi sottoscritti a riguardo dei rifugiati, mi pare che siamo fuori strada. L'invito alla solidarietà, a lungo andare, è nell'interesse dell'Italia e dell'Europa e del loro invecchiamento demografico. 

 

Chi è meta di arrivi come l'Italia vuole cambiare Dublino, gli altri si guardano bene dal farlo. Cosa fare? Come agire? La situazione è destinata a rimanere bloccata? 

L'eccezionalità del movimento attuale di popolazioni mi sembra esiga un'interpretazione congrua dell'accordo di Dublino che attualmente scarica sui soli Paesi di primo approdo l'onere e la responsabilità di esaminare le domande d'asilo e di rimpatriare i così detti migranti economici. Le migrazioni sono un fenomeno globale e la loro governance dovrà essere globale e regionale. Purtroppo la questione del ricollocamento rimane un po' lettera morta. Interessi di vantaggi politici immediati ed egoismi legalizzati continuano a prevalere sul vero bene comune. Certo, si dovrà allargare il dibattito dall'accoglienza all'integrazione per sfatare paure e chiarire equivoci. Ma senza una politica di immigrazione che guardi al di là delle emozioni del giorno e coinvolga Paesi di partenza, transito e destinazione avremmo polemiche inutili e divisioni più laceranti.

 

Di fronte all'emergenza migranti, l'Onu si sta rivelando ancora una volta incapace di dare risposte. Perché? 


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COMMENTI
11/06/2016 - Un'ultima domanda (Giuseppe Crippa)

A questa intervista a Mons. Tomasi manca, a mio avviso, un’ultima domanda. Se Le pare legittimo, Monsignore, richiedere ai nuovi arrivati l’accettazione di alcuni valori fondamentali, che cosa è legittimo faccia uno Stato nel caso che i loro comportamenti mostrino il contrario?

 
11/06/2016 - commento (francesco taddei)

così per la religione cattolica italiana (e solo per quella italiana) difendere il proprio paese non è più un obbligo morale, ma un egoismo. non bisogna più aiutarli a casa loro realizzando il loro diritto ad essere felici nel proprio paese. no bisogna che gli italiani diventino tutti buddisti e si spoglino del frutto di anni di sacrifici per donarli a chi neanche ringrazia, o non gli importa nulla delle tradizioni del nostro paese ma fa il bene delle associazioni che ci lucrano sopra. abbiamo il sacrosanto diritto di dire basta.