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SOS MIGRANTI/ Mons. Tomasi: l'accoglienza? Sì, ma nel rispetto dei nostri valori

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L'Onu è tanto forte quanto gli Stati che la compongono. Le varie agenzie che si occupano del dossier migrazioni fanno fatica a cedere il loro interesse in materia ad un ente più efficiente che governi tale processo. Parliamo di fatti di uno dei fenomeni strutturali della modernità. Il prossimo 19 settembre l'Assemblea generale delle Nazioni Unite terrà un incontro ad alto livello per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti di oggi. Il risultato potrebbe essere un altro passo in avanti nella ricerca di una governance più coordinata e razionale del fenomeno. Non ci sarà progresso, tuttavia, se una cultura della solidarietà non prevarrà sugli interessi economici e sui conflitti violenti.

 

C'è il rischio che i nuovi arrivi modifichino gli equilibri sociali all'interno del nostro Paese?

Un bambino su cinque che nasce in Italia ha almeno un genitore straniero. In un Paese che invecchia rapidamente i nuovi arrivi hanno un peso significativo nel determinarne il futuro. Il contributo demografico dell'immigrazione è un apporto positivo all'economia nazionale, allo sviluppo di nuove piccole imprese, al sistema pensionistico. Ma le persone che arrivano e diventano nuovi cittadini non sono solo lavoratori e consumatori di beni; sono persone con una cultura, convinzioni politiche e religiose, con aspirazioni e progetti. Il dialogo con i nuovi italiani ed una politica che sostenga la loro partecipazione alla vita del Paese diventano strumenti indispensabili per costruire un futuro comune di convivenza serena e pacifica.

 

La Chiesa è pronta ad affrontare la sfida di una società italiana con una percentuale sempre più elevata di musulmani per l'arrivo dei nuovi migranti? Questo cosa implica, a livello pastorale e culturale?

Le società moderne sono diventate pluraliste con una graduatoria più o meno alta nella loro varietà di religioni, stili di vita, espressioni culturali. Come relazionarci all'altro diventa una domanda cruciale specialmente nel contesto religioso e delle convinzioni profonde che toccano l'identità personale e comunitaria. Per le democrazie occidentali, la presenza di milioni di persone di fede islamica richiede una riflessione approfondita, competente e rispettosa in particolare per quanto riguarda la separazione tra religione e politica e la libertà di coscienza.

 

In concreto?

La via del dialogo e della conoscenza reciproca rimane la strategia pastorale più efficace. Allo stesso tempo, mi pare legittimo che le società di accoglienza richiedano ai nuovi arrivati l'accettazione di alcuni valori fondamentali come la libertà di espressione, di religione e di scelte politiche, l'uguale dignità dell'uomo e della donna, il diritto a cambiare religione, che rendono la convivenza possibile. La Chiesa poi, nel rispetto della libertà di ogni cittadino, avrà la possibilità di proporre il suo messaggio.



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COMMENTI
11/06/2016 - Un'ultima domanda (Giuseppe Crippa)

A questa intervista a Mons. Tomasi manca, a mio avviso, un’ultima domanda. Se Le pare legittimo, Monsignore, richiedere ai nuovi arrivati l’accettazione di alcuni valori fondamentali, che cosa è legittimo faccia uno Stato nel caso che i loro comportamenti mostrino il contrario?

 
11/06/2016 - commento (francesco taddei)

così per la religione cattolica italiana (e solo per quella italiana) difendere il proprio paese non è più un obbligo morale, ma un egoismo. non bisogna più aiutarli a casa loro realizzando il loro diritto ad essere felici nel proprio paese. no bisogna che gli italiani diventino tutti buddisti e si spoglino del frutto di anni di sacrifici per donarli a chi neanche ringrazia, o non gli importa nulla delle tradizioni del nostro paese ma fa il bene delle associazioni che ci lucrano sopra. abbiamo il sacrosanto diritto di dire basta.