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PAPA/ Dall'Argentina all'Italia, Francesco in campo contro la globalizzazione della schiavitù

Pubblicazione:domenica 12 giugno 2016

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

La prova del fatto che quando la collaborazione tra paesi funziona le cose migliorano sensibilmente, si è avuta nelle relazioni dei rappresentanti di Brasile, Danimarca, Costa Rica e Colombia, dove il traffico di organi e di adozioni ha subito un colpo durissimo proprio a causa della rapidità delle indagini e delle rogatorie internazionali. Gli stati però dovrebbero anche intensificare i controlli alle frontiere: lo ha affermato il giudice venezuelano Luis Alberto Petit Guerra, che ha suggerito pure una soluzione che è un po' l'uovo di Colombo. "La facilità con cui si falsificano i documenti ha dell'incredibile, ma il fenomeno potrebbe essere contrastato attraverso la creazione di una banca dati mondiale comune a tutti gli Stati che fornirebbe in tempo reale, all'atto dell'immissione dei dati nei computer, l'originalità dei documenti, visto che oggi, nell'era informatica, queste cose sono possibili, sempre che esista una volontà comune a livello governativo", ha detto.

È questo l'altro punto dolente della situazione, perché è ormai assodato come la criminalità globale, attraverso la corruzione e i finanziamenti politici, di fatto contrasti non solo le manovre per combatterla, ma pure quella che sarebbe l'arma più efficace per sconfiggerla: il reinserimento sociale delle masse che vivono ai confini della società e di chi è vittima di mafie. Ciò costituisce qualcosa di importantissimo, che i vari governi faticano a mettere in pratica perché la conquista di un equilibrio sociale in grado di assorbire il fenomeno cozza contro i principi di esclusione che inesorabilmente, anche per la sostanziale connivenza politica, rischiano di portare allo sfascio l'attuale società globalizzata.

Il giudice argentino Diego Sebastian Luciani ha spiegato come il suo Paese sia legalmente all'avanguardia nella lotta alla schiavitù sessuale: ogni anno si registra il reinserimento di 10mila vittime di questo fenomeno nella società. Ma è una goccia nel mare, dato che lo stesso Paese, emerso da alcuni anni come uno dei centri più attivi del narcotraffico, non dispone di strumenti legali efficaci per contrastarlo, come ci confessa il giudice Carlos Alberto Vera Barros di Rosario, una città che è venuta prepotentemente alla ribalta in questo fenomeno, "fatto dovuto principalmente alla stretta relazione dei cartelli con le forze di polizia, cosa che ha permesso lo sviluppo del narcotraffico. Gli arresti e le condanne operate nei loro confronti hanno smantellato le bande criminali che godevano della loro protezione. Anche l'impegno dell'attuale Governo (che ha nella lotta al narcotraffico uno dei suoi obiettivi principali, ndr) in questo campo, sia a livello legislativo che tecnologico, di sicuro ci permetterà una lotta più efficace".


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