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Cronaca

PAPA/ Dall'Argentina all'Italia, Francesco in campo contro la globalizzazione della schiavitù

Pochi giorni fa in Vaticano la Pontificia Accademia delle Scienze ha organizzato un convegno cui hanno partecipato giudici e procuratori di tutto il mondo. Il commento di ARTURO ILLIA

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Nel settembre scorso, durante il suo discorso alle Nazioni Unite, papa Francesco ha condannato, tra le tante cose, la "Globalizzazione dell'indifferenza" che l'essere umano ha di fronte alle tante tragedie che flagellano il mondo. Tra queste la criminalità, le mafie e i loro mercati che partono dal narcotraffico per arrivare allo sfruttamento dell'essere umano come schiavo, concetto che ci riporta indietro di secoli e che pensavamo di aver debellato. Ma è ancora presente, e investe 21 milioni di persone, mentre il traffico di esseri umani, schiavitù sessuale, organi e adozioni ben 2 milioni, delle quali il 70 per cento sono donne.

Il tutto non potrebbe svilupparsi senza la complicità di certa politica e della corruzione: per questo è stato organizzato presso la Pontificia Accademia delle Scienze Vaticana un convegno dedicato, al quale hanno partecipato oltre 170 tra giudici e magistrati di tutto il mondo per vedersi e unire le loro idee nella lotta contro questa calamità.

"La Chiesa non deve mettersi in politica, ma deve impegnarsi nella grande politica perché, come diceva Paolo VI, la politica è una delle forme più grandi di carità", è stata una tra le tante frasi importanti pronunciate dal Sommo Pontefice durante il suo discorso, nel quale ha detto, tra l'altro, come "i giudici siano la prima funzione che caratterizza una società civile".

Se nel mese di settembre del 2015 le sue parole avevano dato come risultato la risoluzione Meta 8.7 sullo sviluppo sostenibile che includeva la lotta alla schiavitù come un obiettivo da eliminare, documento sottoscritto da 193 Paesi membri dell'Onu, l'incontro vaticano con gli apparati di giustizia più importanti del mondo ha invece partorito una dichiarazione di 10 punti che costituisce un obbligo morale per i giudici e i magistrati presenti al convegno: tra di essi il riconoscimento della schiavitù moderna, la lotta alle organizzazioni criminali che la alimentano, il sequestro dei beni alle mafie e la loro collocazione in contesti diretti da gruppi che si occupano del reinserimento sociale e la riabilitazione delle vittime di queste tratte di esseri umani, la loro difesa giuridica e il reinserimento nella società.

La cosa interessante di questa storica sessione è stata in primo luogo l'interesse delle parti implicate a incontrarsi e lo scoprire che il nodo principale che le separa è proprio costituito dall'incomunicabilità giuridica e di informazione tra Paesi. Nonostante le leggi esistano e siano teoricamente utilissime nella lotta quotidiana contro la criminalità, la sua globalizzazione, il suo rapidissimo adattamento alla situazione mondiale non sono stati seguiti da un'altrettanto logica integrazione legale, giuridica e investigativa. Come segnalato dalla giudice argentina Servini De Cubria, "il problema è che la criminalità corre alla velocità di un aereo mentre la giustizia ancora utilizza un'auto".