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STRAGE A ORLANDO/ Omar Mateen non è un complotto, ma un figlio che ci odia

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Ieri notte, fuori dal Pulse (Foto dal web)  Ieri notte, fuori dal Pulse (Foto dal web)

Qui non ci sono complotti da sventare, complesse trame da svelare, una macchina del terrore da sconfiggere. Qui c'è un giovane cresciuto tra di noi, educato da noi, un uomo venuto su in questo mondo, che lavorava in questo mondo. E qui c'è anche un nuovo caso di radicalizzazione islamica che si mangia un figlio di questa terra, un nostro figlio e fratello. Capite cosa vuol dire? Vuol dire che se questo è ciò che l'America è capace di generare nel suo ventre, cosa mai potrà generare lanciando bombe, mandando consiglieri militari e ribaltando tiranni? 

Le armi da fuoco? Certo, su queste si potrebbe intervenire. Troppo a portata di mano. Omar, guardia giurata, si è procurato un fucile d'assalto senza nessuna difficoltà. Obama ce lo ha ridetto che su questo qualcosa va fatto, e ci ha lasciato cadere addosso un commento non da poco: "dobbiamo decidere che paese vogliamo essere".

Eppure io credo che quell'aria rassegnata più che dalle armi da fuoco venga proprio dalla parabola della vita di Omar Mateen. Le pallottole del giovane americano-afghano ci hanno ferito profondamente, ma la sua storia ci giudica e ci costringe a chiederci che paese vogliamo essere. 

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COMMENTI
13/06/2016 - Divertente, davvero divertente (Massimo Zamarion)

Non nominare il nome dell'Islam invano! Ma invece propinaci i soliti singhiozzanti e vaghi sermoni, il solito umanitarismo sfatto col cuore in mano e tanto alla moda sulla disumanità della nostra civiltà! Come per il Bataclan, come per Charlie Hebdo, al contrario di quanto si pensa i profili di questi deficienti di terroristi sono di scarsissimo interesse. Gente, come ha detto il difensore del terrorista superstite del Bataclan, "di abissale vacuità, col cervello simile a un posacenere vuoto", fino all'altro giorno modaioli della specie più cretina. Insomma, esseri del tutto simili a tanti altri del nostro bel mondo. Solo che a differenza di quest'ultimi i primi, a causa della loro provenienza etnico-religiosa, trovano nell'Islam radicale l'occasione per sfogare il loro folle protagonismo. Eh sì! Questa è la scandalosa e banale verità! Se i nostri oggi diventano degli hooligans o degli antagonisti, e una volta diventavano dei brigatisti, i loro diventano i manovali dell'Isis. E quindi il problema vero è proprio la propaganda islamica; e quindi quell'Islam che la produce.