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BRUNO LAUZI/ Il destino e quell'agnolotto del plin di Mariuccia Bologna sul letto di morte

Giovedì 23 e venerdì 24 giugno a Rocchetta verrano 60 artisti da Gino Paoli a Paolo Conte per celebrare la memoria di Bruno Lauzi il cantautore di “Genova per noi” . Ne parla PAOLO MASSOBRIO

Copertina del libro Bruno Lauzi Copertina del libro Bruno Lauzi

Se Bruno Lauzi, il cantautore di “Genova per noi” era soprannominato “piccolo uomo” per via di una canzone che credo scrisse con un pizzico di ironia, vi assicuro che invece aveva un cuore grande così. Ci manca da 10 anni … “e mi manchi”... scriveva invece Franco Fasano, altro geniale autore di canzoni, che per l’occasione ha chiamato a raccolta un gruppo di amici per celebrare un amico. E questo avverrà a Rocchetta Tanaro, che era la patria del vino di Bruno e Giovanna Lauzi, dove nel 1992 hanno iniziato a produrre la Barbera, sotto la suggestione di Giacomo Bologna. Ora, per raccontarvi quello che sta succedendo bisogna mettere un po’ d’ordine alle cose, visto che stiamo parlando di un paese che Lauzi aveva paragonato a uno strano Brasile. E scrisse per me proprio un libro dedicato a Rocchetta dal titolo “Della quieta folla dei piemontesi”. Rocchetta sul Tanaro è quel paese dove il medico condotto Paolo Frola compone canzoni folli e bellissime, ma quando c’è festa qui tirano fuori le fruste e con la banda del paese vanno a ritmo. E poi le leggende, come quel tale che costruì una barca di cemento in casa, ma quando la Rai chiese di poterla riprendere, abbatté un lato dell’abitato. Rocchetta è il paese del Chinin che suona i campanelli a tutte le ore per dire che sono arrivati i contributi, ma anche del marchese Incisa, padrone del mitico cavallo Ribot (ecco i frustatori) e poi autore del vino Sassicaia, a Bolgheri.

E poi Rocchetta è il paese di Giacomo Bologna, colui che fece rinascere la Barbera, ma credo tutto il vino italiano visto che questo insieme di umanità varia si ritrovava a casa sua a provare il piacere di fare squadra. E fra questi personaggi stranissimi (c’era anche Gianni Rivera accanto al jazzista Gianni Basso, il maestro Luigi Veronelli con Gianni Mura) non mancava mai Bruno. “U jè Lauzi! (c’è Lauzi!). E in mezz’ora ci si trovava in trattoria, da Taschet, a mangiare gli agnolotti del plin e a fare le “meno venti”: un orario imprecisato intriso di vino e canzoni. Quando avevo 28 anni, con mia moglie che aspettava la prima figlia, mi trovai a tavola con Bruno e Giovanna, alla festa dei 25 anni di nozze di Giacomo di Anna Bologna. Giovanna la conoscevo perché era stata mia compagna al corso per diventare sommelier, Bruno lo avevo incontrato solo un paio di volte. Ma quella sera finimmo a parlare di Dio. E dialettizzammo perché lui si dichiarava agnostico. Ad un tratto si gira verso Giovanna e dice: “Ma dai, due ragazzini hanno la fortuna di mangiare con un personaggio famoso e anziché stare zitti si mettono a discutere...” L’amicizia nacque da lì, forte e profonda. E credo di aver perso il conto, ma alla fine abbiamo fatto più di 100 cose insieme, nelle piazze di mezza Italia o coi miei amici di Papillon. Avevamo codificato i talk show in piazza: io conducevo la serata su qualsiasi argomento e lui faceva da spalla, intervenendo e cantando un paio di canzoni.

Gli piaceva e intanto guadagnava qualcosa, ma importante era tenere viva la sua passione e corrispondere i ragazzi della sua band. Per questioni ideologiche le avevano isolato le mondo dello spettacolo perché lui non era mai stato dalla “parte giusta”, che – bisogna ricordarlo - era sempre a sinistra. E così aveva curato la passione per la poesia ma soprattutto non aveva mai smesso di stare in mezzo alla gente.