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L'INTERVISTA/ Ingroia: papa Francesco è il nuovo "leader" della lotta alla criminalità mondiale

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Antonio Ingroia (Infophoto)  Antonio Ingroia (Infophoto)

L'approccio al tema mafia è molto parziale e coinvolge l'emergenza che segue i fatti. Ma poi alla fine ci si dimentica della gravità dei flussi migratori per esempio, che da emergenza si sono trasformati in una costante. Si affronta il tutto con molta superficialità.

 

Ma voi come magistratura cosa fate, a parte il vostro encomiabile lavoro, per svegliare lo Stato sulle proprie responsabilità?

Anche la magistratura ha le sue colpe… anche i magistrati, nel loro ruolo di coscienza critica, diminuiscono sempre di più, vuoi per il muro di gomma di cui sono circondati nel contrasto alla criminalità, vuoi perché decidono di far carriera non disturbando il manovratore. Per questo le parti più vive e coscienti in ogni settore hanno il dovere di unirsi per svegliare quelle sopite. Usando un termine evangelico, bisogna creare un'alleanza di uomini di buona volontà. Già ci sono organizzazioni e persone che la compongono e, mi duole dirlo, sono più presenti nella Chiesa che nello Stato, ma ciò non deve scoraggiarci, perché lo Stato e la politica devono essere cambiati, ispirandosi alle parole del Papa, che rimane oggi nel mondo la figura più… rivoluzionaria. Quindi un leader l'abbiamo trovato, e a questo punto dobbiamo pensare di rimboccarci le maniche e partecipare, senza commettere l'errore che sempre facciamo, quello di delegare.

 

Un mafioso, in un dialogo con un alto funzionario citato dal magistrato generale Giovanni Salvi, ha detto che la povertà, il traffico degli immigrati, rende più della cocaina. Com'è possibile?

Perché per entrare nei finanziamenti nazionali e internazionali si sono costituite organizzazioni che sfruttano il flusso migratorio attraverso la realizzazione di strutture fatiscenti, centri di accoglienza trasformati in lager, in cui ospitarli. Per poi incassare i capitali a disposizione.

 

(Arturo Illia)



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