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DALLA GERMANIA/ Marlene: "dalla Siria a un liceo della Sassonia, la storia della mia amica Maya"

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Alla madre non rimase che chiedere aiuto ai parenti. Lo zio e i cugini erano molto disponibili ma non possedevano molto. Un altro membro della famiglia viveva già da cinque anni in Belgio ed era disponibile ad aiutare la famiglia di Maya che aveva appena il minimo per vivere. Così venne il tempo per una nuova fuga, per una nuova partenza. 

Raggiunsero la Turchia con il bus, arrivando ad Antakya. Da questa città ci volevano ancora diciannove ore per raggiungere Esmisik, sulla costa del Mediterraneo, da cui avrebbero dovuto raggiungere la Grecia. 

"Abbiamo aspettato ammassati in una moschea le persone che ci avrebbero dovuto portare in Europa", ricorda Maya. Non può che parlare di questa esperienza senza usare la parola "Katastrophe" — e non faccio fatica a capire perché. Dopo la moschea sovraffollata, accade anche di peggio: "abbiamo aspettato insieme ai trafficanti di clandestini per ore in un cimitero, sebbene non si dovrebbero disturbare i morti". Beh, in quella notte i morti non ebbero un riposo tranquillo. 

Infine arrivò nella notte un camion molto grande, di quelli che portano i buoi o i maiali: "eravamo più o meno una sessantina di persone schiacciate come sardine", racconta Maya. "Forse il viaggiò durò solo cinque ore, ma a tutti noi sembrò come un'eternità. Non potei dormire neanche un momento perché fui costretta a stare in piedi tutto il tempo". Nello stesso giorno salirono su una delle barche che vanno avanti e indietro in modo illegale tra la Turchia e la Grecia. Alcune ore dopo posarono il piede su una terra europea. Ma non si trattava della meta; il viaggio continuò attraverso la Macedonia, la Slovacchia, l'Austria per arrivare infine in Germania, con un pullman o con un treno.

Dopo il lungo racconto di cui ho scritto qui solo l'essenziale mi rimaneva ancora una domanda: com'è arrivata Maya nella nostra scuola? 

Questo ultimo passo è tutto merito suo. Ha imparato il tedesco con incredibile rapidità. Nell'arco di pochi mesi era così migliorata che divenne la traduttrice del gruppo nel corso di lingua e integrazione nella cultura tedesca. Era così brava che i responsabili sono stati attratti dalle capacità di Maya. Così hanno cercato un liceo nella zona in cui Maya potesse andare a scuola.

Infine una buona notizia dalla Croce Rossa, arrivata ieri sera. Il nome di suo papà è registrato, sia in Europa che in Turchia. Almeno una scintilla di speranza dopo esperienze così rischiose e logoranti.

Marlene Hoffmann

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