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DALLA GERMANIA/ Marlene: "dalla Siria a un liceo della Sassonia, la storia della mia amica Maya"

Pubblicazione:sabato 18 giugno 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 18 giugno 2016, 13.00

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LIPSIA — Caro direttore, nella nostra scuola, un liceo in Sassonia-Anhalt, stiamo ospitando alcuni ragazzi provenienti dalla Siria e dall'Afghanistan. Una di questi è una ragazza di 18 anni, che ha imparato in modo sorprendentemente veloce il tedesco. Una mia allieva dell'undicesima classe, Marlene Hoffmann, si è fatta raccontare la sua storia, che ho tradotto in italiano e le propongo di seguito (Roberto Graziotto).

"Da qualche settimana abbiamo nella nostra scuola un' allieva del tutto particolare: ha diciotto anni, occhi verdi, porta un foulard colorato, il suo volto è sempre sorridente ed ha un'intelligenza acuta. La Germania non è un paese privo di pregiudizi. Anch'io non lo sono. Ho pensato che i ragazzi che vanno in una scuola europea sono certamente più preparati di quelli che vengono dal Vicino Oriente. Ma non è così! In tutte le materie questa ragazza è per lo meno preparata come lo sono i ragazzi tedeschi. Per esempio la settimana scorsa ha stupito la nostra insegnante di matematica, perché era l'unica persona nella classe in grado di spiegare una funzione matematica. 

È per me motivo di grande gioia che essa sia capitata proprio nella mia classe, ma ascoltando la sua storia posso dire che non è stata solo una gioia per noi. Incontrarla è incontrare il volto della gioia! 

Anche se Maya (il nome è stato cambiato, così come ha desiderato la ragazza) ha vissuto alcuni anni in Libano, la sua vera patria rimane la Siria. Dalla Siria è dovuta scappare con la sua famiglia, quando è cominciata la guerra, in direzione di Beirut. Nella capitale del Libano ha avuto la possibilità di andare a scuola. Ogni sera tornava però nel piccolo paese in cui erano sfollati, lasciandosi alle spalle la città con i suoi rumori e le sue attività. Anche in questo paese confinante con la Siria si sentiva l'influenza della guerra, in modo particolare a livello economico. Maya racconta che "per mio papà divenne sempre più difficile trovare lavoro". Per questo furono costretti a trasferirsi nella capitale, cosa che però non portò un sollievo economico. Il padre, che aveva lavorato come ingegnere, decise quindi di fuggire in Germania, per aiutare la propria famiglia. Per raggiungere la Germania era necessario andare in Turchia. Con l'aiuto di mediatori di clandestini si trattò di imbarcarsi per la traversata pericolosa del Mediterraneo. Le immagini dell'avventura di migliaia di persone nelle condizioni di Maya sono ormai note a tutti. A una settimana dalla sua partenza dal Libano ci fu l'ultima telefonata con la famiglia. Quella è stata l'ultima volta che Maya ha sentito la voce di suo padre. Oggi è considerato disperso ed ha lasciato una moglie con due figlie ed un figlio.  


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