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Cronaca

GIUSEPPE TURRISI / Morì per emorragia interna al Commissariato della Polfer di Milano (Un giorno in pretura, 18 giugno 2016)

Giuseppe Turrisi, news di sabato 18 giugno 2016. Ad Un giorno in pretura di oggi si parlerà della vicenda del clochard, morto nel 2008 mentre si trovava alla Polfer di Milano. 

Un giorno in pretura, in onda alle 00:20 su Rai 3Un giorno in pretura, in onda alle 00:20 su Rai 3

La morte di Giuseppe Turrisi è forse uno degli episodi che ha più sconvolto ed insieme diviso l'Italia. Se ne parlerà oggi, sabato 18 giugno 2016, ad Un giorno in pretura, il programma di Rai 3 condotto da Roberta Petrelluzzi, a partire da quel 6 settembre del 2008. E' in quel momento infatti che Giuseppe Turrisi fa il suo ingresso agli uffici della Polizia Ferroviaria della Stazione Centrale di Milano, per via di una chiamata al 118 che segnalava la presenza di un senzatetto in stato di ubriachezza all'interno di una rissa fra giovani. Lo stralcio del servizio della Rai riporta le parole del sostituto procuratore Pasquale Fimiani: "ci resterà 44 minuti e 7 secondi in Commissariato. Entra con le sue gambe, esce in barella". Il trasporto in ospedale non riesce purtroppo a salvare la vita di Turrisi che arriva all'istituto già morto. "E' stato picchiato selvaggiamente", riferisce ancora Fimiani. Sul banco degli imputati finiscono i due agenti che lo avevano arrestato, ovvero Domenico Romitaggio ed Emiliano D'Aguanno. "Ad essere stato letale", ricorda ancora il pm, come riporta il Corriere della Sera, "è stato un calcio sferrato con gli anfibi che ha causato delle emorragie interne". Ad incastrare i due agenti, secondo l'accusa, sono proprio le immagini delle telecamere del commissariato e l'autopsia di Giuseppe Turrisi che evidenziò la natura traumatica come causa del decesso. Una vicenda controversa che porta i due imputati verso la condanna richiesta dalla pubblica accusa di dieci anni di reclusione per omicidio volontario. In aggiunta ai reati anche quello di falsità ideologica in atto pubblico e calunnia, per aver alterato la ricostruzione dei fatti. La Corte d'Assise stabilì poi la derubricazione del reato, puntato verso l'omicidio preterintenzionale, condannando D'Aguanno a dieci anni e Romitaggio a tre. Alcuni mesi dopo la Corte di Cassazione ribalta ulteriormente la situazione e conferma invece i 12 anni di reclusione stabiliti per entrambi, a fine gennaio del 2013, dalla Corte di Assise di Milano, rigettando anche il ricorso presentato nel frattempo dagli imputati. 

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