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SCHWAZER DOPATO?/ Qualcosa che ricorda quel giugno del '99 sul Mortirolo

Pubblicazione:venerdì 24 giugno 2016

Alex Schwazer Alex Schwazer

Perché, dunque, rischiare così tanto la faccia? Per due motivi, forse. Per una questione d'umanità: amare l'uomo quando meno lo merita è forse il momento in cui ne ha più di bisogno. Il secondo, assai eccitante da un punto di vista professionale: smascherare la potenza fasulla del doping, con annessi e connessi, partendo dal punto più lontano: da chi aveva ammesso pubblicamente d'averne sposato la logica. Un progetto fatto alla luce del sole: "Con Alex abbiamo intrapreso un progetto unico al mondo, abbiamo messo a disposizione i dati degli oltre 35 controlli ematici effettuati in questo anno e mezzo, ma non abbiamo mai ricevuto risposta". 

Leggete il seguito, senza ridere se vi riesce: "Abbiamo anche inviato alla Wada una dichiarazione unica al mondo nella quale Alex rinunciava alla finestra oraria, rendendosi disponibile 24 ore su 24 per i controlli". La risposta della Wada? "La mancata risposta mi ha fatto pensare ad una provocazione di un sistema che continua ad andare avanti con le sue regole, un sistema in cui l'atleta positivo al doping diventa una preda sulla quale scagliare la propria durezza. Ma lo fanno solo sugli atleti deboli". Detto da uno che, nel tempo, ha circostanziato ogni parola.

Il laboratorio di Colonia è tra i più sofisticati al mondo: nessuno discute la validità delle analisi (anche se, come vuole la prassi, è necessario attendere le contro-analisi). A stupire è la tempistica ad orologeria, tipica di un certo modo di fare politica (anche nella Chiesa): non ti vinco alle urne, lo faccio usando la giustizia. Peccato che la giustizia nasca come un servizio da offrire, non come arnese con cui infierire. E se il progetto Donati-Schwazer (con la benedizione pubblica di Libera di don Ciotti) fosse diventato così ingombrante da apparire pericoloso al sistema? Stavolta i presupposti ci sarebbero tutti: fare i conti con la risurrezione di un uomo, chiedete al Vangelo, per alcune persone sembra sia insopportabile.

Non sarebbe la prima volta che qualcuno rimane colpevole a vita d'aver avuto il coraggio di risorgere, d'aver aiutato a farlo: "L'ho aiutato a crescere tecnicamente, ma magari potrei essere diventato il suo handicap perché l'odio contro di me doveva diventare vendetta" è stata la prospettiva di Donati, dopo aver rivelato delle intimidazioni ricevute nei giorni prossimi al rientro di Alex: "Consigli di persone che hanno un ruolo importante, e che mi dicevano di perdere e di lasciar vincere qualcun altro". La macchina del fango aveva già rodato il motore: stava recapitando la posta al civico prescelto.

Il 5 giugno 1999 ero una delle migliaia di anime assiepate sulla cima sacra del Mortirolo. Da giorni stavamo accampati lassù, a due passi dall'Olimpo degli dei: di lì a qualche ora sarebbe apparso, tra ali di folla devote, un dio pelato di nome Marco Pantani. Quando da Madonna di Campiglio giunse la bordata della sua positività, il Mortirolo divenne un Calvario. 


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COMMENTI
24/06/2016 - Bellissimo articolo, grazie don Marco (claudia mazzola)

"Padre, ti rendo lode, perché tu riveli queste cose ai piccoli".

 
24/06/2016 - Anch'io credo nella Risurrezione! (Giuseppe Crippa)

Ancora complimenti, don Marco! Confesso di leggere i Suoi articoli di soggetto sportivo con maggior attenzione delle sue omelie… ricavandone però uguale nutrimento spirituale.