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Cronaca

SCHWAZER DOPATO?/ Qualcosa che ricorda quel giugno del '99 sul Mortirolo

Anabolizzanti, testosterone sintetico estraneo all'organismo: questo l'antidoping avrebbe trovato nelle urine di Schwazer. Ma non tutti i conti tornano. Il commento di MARCO POZZA

Alex SchwazerAlex Schwazer

Il fatto successe appena dopo la Risurrezione di Cristo. Le guardie, giunte in fretta e furia da Gerusalemme, raccontarono ai capi dei sacerdoti l'accaduto: il sepolcro era stato trovato vuoto. I sacerdoti, convocati gli anziani, stanziarono "una buona somma di denaro" per i soldati: dovevano dire che "i discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato mentre noi dormivamo". Fecero proprio così, tanto che "questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi" (Mt 28,11-15). D'allora, il motivo non è più cambiato: c'è uno spettacolo molto più irritante da contemplare dell'affossamento di un uomo, è la sua risurrezione. Vedere il Crocifisso risorgere dai morti diede alla testa ai sacerdoti: meglio falsare i fatti dicendo ch'era stato derubato. Fu un tentato complotto alla vita.

L'accusa, stavolta, è dannatamente gravosa, "undici volte al di sopra della norma": Alex Schwazer, il marciatore-redento, staziona ancora una volta sul banco degli imputati. Quasi tutto come all'olimpiade scorsa: "Come quattro anni fa sono qui di nuovo a metterci la faccia, per rispetto nei confronti di chi mi è stato vicino - è stato il suo incipit in conferenza stampa -. Quattro anni fa avevo sbagliato, stavolta non ho fatto nessun errore".

Le lacrime di allora cedono il posto alla seriosità di chi non accetta di versare lacrime nuove per vecchi amori. Accanto a lui siede Sandro Donati, l'uomo che ha fatto della lotta al doping il biglietto da visita. Il prof che ha fatto di Alex il suo dottorato di ricerca: l'ha fatto cadere mandando gli ispettori a casa sua (luglio 2008) poi, rivoltato come un calzino l'altleta-baro, gli ha teso una mano per aiutarlo a risollevarsi (aprile 2015). Ha messo sul piatto tutta la sua credibilità pur di mostrare al mondo che si può vincere anche senza doping. Finendo, tempi alla mano, per spingersi oltre: non solo si può vincere, si può addirittura andare più forte.

L'accusa è, dunque, spaventosa: la reiterazione del gesto e l'aver macchiato indelebilmente l'immagine del prof che più di ogni altro si è speso per stanare la menzogna nello sport. Le parole di Donati, però, sono spoglie di qualsiasi ingenuità: "Considerando il passato, Alex ha l'identikit perfetto dell'atleta che si dopa all'insaputa del suo allenatore: quale migliore pretesto avrei avuto per abbandonarlo? Questo non accadrà mai, resterò accanto ad Alex".

“Che credibilità ha uno come Schwazer?” pensa qualcuno. Che credibilità può avere, aggiungiamo per onestà, la Federatletica Internazionale il cui ex presidente, Lamine Diack, venne pizzicato con la sua famiglia tutto impegnato nella truffa e compravendita di positività insieme con l'ex capo dell'antidoping Gabriel Dollé? Nella battaglia tra due soggetti poco credibili, s'infila il terzo: Donati, una spina nel fianco dei dopati e del sistema che li vuole tali. Bestie da vittoria, scriverebbe l'ex ciclista Danilo Di Luca, radiato a vita. Donati, in tempi non sospetti, prende il peggio che offra il mercato – il baro-Schwazer – e ci gioca l'iradiddio della credibilità.


COMMENTI
24/06/2016 - Bellissimo articolo, grazie don Marco (claudia mazzola)

"Padre, ti rendo lode, perché tu riveli queste cose ai piccoli".

 
24/06/2016 - Anch'io credo nella Risurrezione! (Giuseppe Crippa)

Ancora complimenti, don Marco! Confesso di leggere i Suoi articoli di soggetto sportivo con maggior attenzione delle sue omelie… ricavandone però uguale nutrimento spirituale.