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PAPA IN ARMENIA/ Nessun male riesce a sconfiggere la compagnia di Dio

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

E' il Papa che guarda avanti, il Bergoglio che dal passato, per quanto orribile e doloroso, trae sempre la certezza della compagnia di Dio, della Sua visita felice. Lo avrebbe detto poco dopo, volando nel cuore dell'Armenia cattolica, a Gyumri, seconda città più popolosa del paese, ancora ferita dal violento terremoto che nel 1988 la mise in ginocchio, costringendola ad una innaturale contrazione demografica e all'abbandono di ogni velleità industriale. Davanti al piccolo gregge di cattolici arrivati da ogni angolo del paese e persino dalla vicina Georgia, il Papa ha indicato proprio la memoria accanto alla fede e all'amore misericordioso come pilastro indispensabile per edificare, senza fatica, la vita cristiana.
Ad ascoltarlo poveri contadini, gente semplice, dalla devozione elementare, minoranza per costrizione della storia, ma di quelle fortunate, quasi protette dalla vicinanza con una Chiesa, quella armeno-apostolica, che da sempre vanta ottimi rapporti e relazioni strette con l'occidente cattolico. Nell'unica messa celebrata dal Papa in pubblico, nei suoi giorni caucasici, fratelli di chiese diverse hanno vissuto insieme un momento intenso, partecipando ad un rito preludio di un'altra liturgia per la pace. Tra i fedeli un gruppo di bambini vestiti in bianco, come Francesco. Erano scesi accompagnati dalla maestra e da qualche mamma da Mikhaylovka, un villaggio di montagna. Tra le mani uno striscione a dimensione ridotta: Benvenuto in Armenia, scritto in italiano. E poi un numero 301. L'anno in cui Gregorio l'Illuminatore ha convertito Tiridate III, re dell'Armenia, attraverso il miracolo di una guarigione, consegnando per primo, nella Storia, un'interna nazione alla Croce di Cristo. In un numero l'orgoglio dell'Armenia. E quello dei suoi giovani figli.

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