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LETTERA/ Lo studente: la Brexit? Nessun uomo è un'isola...

Pubblicazione:lunedì 27 giugno 2016

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Caro direttore,
l'esito del referendum dello scorso 23 giugno in UK non mi ha lasciato indifferente. La vittoria del Leave ha scatenato il panico: borse a picco, volatilità alle stelle e uno scenario politico ed economico quanto mai incerto.
La sorpresa per questo risultato e la personale passione per l'economia hanno scatenato in me l'interesse a capire quali fossero i fattori che hanno portato a una decisione simile e le possibili conseguenze. La tentazione di scadere nel solito dibattito tra schieramenti opposti è sempre forte. Mi sorprende, infatti, come la più comune reazione di fronte a fatti simili sia sempre quella di puntare il dito contro qualcuno, recriminando errori di altri senza domandarsi quale sia la responsabilità che è chiesta a ciascuno. Papa Francesco ha commentato così quanto accaduto, prendendo tutti alla sprovvista: "È stata la volontà espressa dal popolo. Questo richiede a tutti noi una grande responsabilità per garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo".
Adenauer ci aveva già messo in guardia: "Il futuro dell'Occidente non è tanto minacciato dalla tensione politica, quanto dal pericolo della massificazione, della uniformità del pensiero e del sentimento; in breve, da tutto il sistema di vita, dalla fuga dalla responsabilità, con l'unica preoccupazione per il proprio io".
Questo è ciò che m'interessa approfondire e riconquistare a partire da quanto è successo. È il più grande contributo che ciascuno di noi può dare. Perché se non è certo una novità il senso di frustrazione attorno all'Europa e la lontananza dai grandi ideali dei padri fondatori che l'hanno ispirata, è una novità che un nuovo inizio è possibile: c'è un'alternativa alla rabbia e a una concezione solitaria e individualistica della persona. Il Papa ce lo testimonia nel discorso in occasione del conferimento del premio Carlo Magno.
Quanto accaduto mette tutti con le spalle al muro e sarebbe bene che ogni parte in causa guardasse a che cosa questo fatto le chiede: il Regno Unito nell'affrontare tutto ciò che questa decisione comporta, l'Unione Europea nell'accorgersi che quello economico-finanziario non può essere il suo unico ideale.
Ed io?
Mi sono reso conto della fortuna che ho di giocarmi questa domanda in università. Perché questo è il luogo per eccellenza dove si ha la possibilità di imparare, conoscere, scoprire quanto sia vero che "nessun uomo è un'isola, intero in se stesso"; allargare la propria ragione e capacità di giudizio critico, educarsi all'intelligenza di un pensiero costruttivo e non reattivo, chiedersi quale sia il nostro contributo invece che fuggire dalla responsabilità che abbiamo in nome di un'autoreferenzialità rovinosa. Io ho bisogno di imparare sempre di più tutto questo.
Non fuggire da questa responsabilità e studiare con tale consapevolezza sono il primo contributo che io posso dare. Per questo non c'è tempo da perdere: è un'occasione da non farsi scappare!

Luca Farè
lucafare93@gmail.com



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