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FRANCESCO E BENEDETTO/ Ratzinger, dopo 65 anni il Sì di Pietro è ancor più grande

Pubblicazione:mercoledì 29 giugno 2016

L'abbraccio di ieri tra papa Francesco e J. Ratzinger (La Presse) L'abbraccio di ieri tra papa Francesco e J. Ratzinger (La Presse)

E' lì che scatta il secondo abbraccio, colmo di letizia, quella che traspare dal volto mai accigliato di Benedetto, sempre pronto a sottolineare ricordi e riflessioni dei suoi collaboratori invitati a parlare con un sorriso delicato.
Quando prende la parola alla fine, in piedi, regala ancora una volta una sintesi di quella "teologia in ginocchio" di cui è maestro. La parola che pronuncia è quella uscita dai ricordi del giorno dell'ordinazione, impressa sull'immaginetta fatta stampare da un confratello per la prima messa. Eucharistomen. Una parola che dice tutto: un grazie umano e uno compreso nella dimensione cristologica. Un discorso breve, come sempre lucidissimo, tutto a braccio, spedito e ricco di citazioni in greco e latino. Uno dei capolavori ratzingeriani di sintesi dottrinale. Accanto al grazie a Papa Francesco espresso con una profondità unica. "La Sua bontà, dal primo momento dell'elezione, in ogni momento della mia vita qui — spiega Benedetto — mi colpisce, mi porta realmente, interiormente". La voce non si incrina mai, ma al contrario diventa più appassionata e grata. "Più che nei Giardini Vaticani, con la loro bellezza, la Sua bontà è il luogo dove abito: mi sento protetto".
Non so se qualcuno riuscirà mai a dire qualcosa di così bello e inteso. E così profondamente tenero. Ecco se avevamo bisogno di una immagine della Chiesa Madre, potremo da oggi pensare al vecchio Papa che vive nell'abbraccio del più giovane Pontefice, alla purezza del suo cuore e alla certezza della sua fede. Un nonno saggio, diceva solo domenica scorso Bergoglio sul volo che lo riportava da Yerevan a Roma. Non solo, anche figlio.



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