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MAURIZIO CIONI / Il cacciatore ucciso dal migliore amico istigato dalla moglie (Amore Criminale, oggi 30 giugno 2016)

Maurizio Cioni: il suo omicidio protagonista nell'ultima puntata di Amore Criminale stasera su Rai 3. Ucciso con un colpo di fucile al cuore dal migliore amico, amante della moglie.

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Maurizio Cioni, un cacciatore ucciso dal suo migliore amico, amante della moglie. Amore Criminale, la trasmissione di Rai 3, torna stasera con l'ultima puntata della stagione. A differenza delle precedenti storie che hanno visto protagoniste donne vittime di violenze maschili, questa volta la donna in questione ha ordito nei minimi dettagli l'assassinio del marito, Maurizio Cioni. Parte da qui una delle storie di Amore Criminale, esattamente dal ritrovamento del corpo senza vita di Maurizio, 49enne originario di Pian di Follo in provincia di La Spezia, ucciso con un colpo dritto al cuore esploso da un fucile da caccia il 17 novembre 2007. La sua morte ha rappresentato non solo la fine di un amore tormentato ma anche quella di un'amicizia fraterna. Un doppio tradimento, dunque. A sparare fu Giordano Trenti, suo migliore amico 45enne e da qualche tempo amante della moglie, il quale si tolse la vita dopo poco più di una settimana dal ritrovamento del corpo di Maurizio Cioni. A unire Giordano e Maurizio, rafforzando la loro amicizia, fu proprio la passione per la caccia. Inizialmente, le indagini per rintracciare i responsabili del delitto del 49enne si estesero all'ambiente dei bracconieri anche alla luce dell'arma impiegata, un fucile da caccia calibro 12. Quello che inizialmente era stato definito un tragico incidente, tuttavia, fu quasi immediatamente bollato come un terribile intreccio di passioni in cui a muovere i fili sarebbe stata proprio una donna. A riaprire le indagini fu il suicidio di Giordano Trenti, che decise di porre fine alla sua vita sparandosi un colpo di fucile al cuore. Secondo l'accusa l'uomo fu istigato ad uccidere da Clara Maneschi, ritratta come la "Mantide della Lunigiana", ritenuta la mandante morale dell'assassino del marito, arrestata e poi condannata in abbreviato a 15 anni con l'accusa di omicidio volontario in concorso. La condanna a carico della Maneschi fu confermata in Appello il 26 marzo 2010 lasciando così calare il sipario su una vicenda torbida quanto inquietante nella quale le due vittime accomunate dal medesimo destino furono proprio i due uomini della sua vita. La donna, grazie alla buona condotta in carcere, ha avuto il permesso di lavorare dal 2013 presso la “Bottega della filiera corta" alla Leopolda di Pisa. Un lavoro che le ha permesso di ripartire, sebbene la sua pena terminerà solo nel 2021.

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