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FUNERALE EMMANUEL CHIDI NAMDI/ La misericordia? Un eterno fuori-programma

Pubblicazione:lunedì 11 luglio 2016

Chinyery, la vedova di Emmanuel Chidi Namdi, ieri al funerale (La Presse) Chinyery, la vedova di Emmanuel Chidi Namdi, ieri al funerale (La Presse)

Mentre a Fermo si svolgevano i funerali per Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano morto dopo un pugno ricevuto da Amedeo Mancini, Papa Francesco dice all'Angelus che "gli altri ci interpellano, e quando gli altri non ci interpellano, qualcosa lì non funziona; qualcosa in quel cuore non è cristiano". Sono parole che fanno fermare e riflettere e oggi, se qualcosa riesce a fermarci e a farci riflettere vuol dire che quella cosa è un miracolo.
Il miracolo, la scoperta, è che il "prossimo" della parabola del Buon Samaritano non è solo uno ma sono due. C'è il prossimo, l'altro, e poi ci sono io, c'è il mio cuore: c'è che se io non riesco a farmi interpellare dall'altro, trascuro il prossimo ma anche me stesso. Perché nulla di peggio per me se sono chiuso: l'altro troverà forse qualcun altro che lo amerà ma io, io che sono egoista, in quale cantuccio della vita troverò riposo? Che meraviglioso rapporto tra il buon samaritano e l'albergatore, ma che vuoto assoluto invece per "i sacerdoti di fretta o che vanno in fretta, che non hanno tempo di ascoltare e per i dottori che vogliono presentare la fede di Gesù Cristo con rigidità matematica" (Papa Francesco a Villa Nazareth, 19 giugno 2016).
Quando il Papa dice che se gli altri non mi interpellano c'è qualcosa di non cristiano nel mio cuore, ribalta le prospettive. Strano, da buon cristiano ho sempre pensato che fosse la mia vita, la mia testimonianza di bravo cristiano a dover interpellare l'altro. Nel rapporto con gli altri mi sembrava sempre di essere quello che ha da dare, da cui si impara. Se il Papa dice che mi devo far interpellare, significa che devo pormi delle domande, ma è strano perché io sono quello delle risposte. Ho i dogmi, i sacramenti, i comandamenti, la Verità. Sono io che devo aiutare il prossimo, devo dare buona dottrina, devo dare la vita. Il Papa dice che è vero ma dice anche che è facile scordarsi di ascoltare, di farsi interpellare, di farsi fare le domande, di farsi interrogare. "Noi possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione? Chi è il mio prossimo?" (Papa Francesco, Angelus 10 luglio 2016).
Il prossimo non è una categoria morale, il povero non è una categoria sociale, sono persone. E non sono le "fasce deboli" o i "nuovi poveri". Sono Matteo, Marcella, Hibraim, e tante altre singole persone. Non sono quelli al telegiornale o nella pubblicità dell'8 per mille. Il mio prossimo è quello che incontro io, ora, finito l'articolo, pigiato invio e uscito dalla stanza. E il fatto che mi faccia interpellare da loro non è questione tra me e Dio nel silenzio della mia coscienza al momento dell'esame serale. 


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COMMENTI
11/07/2016 - Cristo è già venuto... (maurizio candelori)

la Carità, come ogni altra parola con accezione "cristiana" non è che la scopriamo ora! E nemmeno la possiamo declinare tradendo la semantica che è stata decisiva per la sua adozione. La Carità come la Misericordia sono parole ben note ai dottori della Chiesa, ai suoi Santi e a molti altri ma non a tutti... Ora, il fatto che abbiamo forse smarrito in tanti il loro significato (mi ci metto lealmente anche io), non vuol dire che dobbiamo rideclinarle in maniera "moderna o modernistica" sgranando gli occhi come di fronte ad una novità che i vari Giussani, i Papi e tantissimi altri tornando indietro fino al punto sorgivo che è Cristo, non ci hanno mai indicato! Ecco, solo questo, mi sembra che stiamo scoprendo Cristo dopo 2000 anni, cioè la VIA VERITA' e VITA ma non lo nominiamo perché pare che questa Verità debba essere riproposta con pudore e quasi... vergogna! Io credo che devo essere testimone della Verità ma questo non collide con l'abbracciare l'altro per ricevere da lui, chiunque esso sia! E poi.... Carità e Misericordia verso i ricchi e potenti? Non è forse più difficile? Invece mi pare che valga solo quella verso "categorie sociali" ben precise... ma con loro non è forse più semplice dare una mano con "compassione" perché è chiaro che ne hanno bisogno e apprezzeranno? ma con quelli antipatici, ricchi, boriosi ecc... che pensano di non aver bisogno di nulla, come la mettiamo?