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ABORTO/ La storia: ecco come ho capito che uccidere bambini è sbagliato

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Jewels Green, una ragazza americana, ha 17 anni quando abortisce il bambino che aspettava. Dopo quell'evento la donna tentò il suicidio e poi, come ha raccontato lei stessa in una intervista concessa al sito LifesiteNews, quasi per giustificare quell'interruzione di gravidanza, cominciò a lavorare in una clinica abortista. "Anche allora, che ero convintamente pro choice avevo la percezione che tutto quello che facevamo e ci circondava era la morte". La descrizione di quel posto: "un ambiente cupo, con lo staff che usava umorismo macabro, frutto della perdita di ogni sensibilità verso le creature umane, simile a quello che i soldati in guerra vivono stabilmente". Anche dopo aver smesso di lavorare in quella clinica, Jewels rimane sostenitrice dell'aborto, fino a quando non succede qualcosa. Una sua amica, una madre surrogata, le racconta di un'altra donna madre surrogata anche lei, a cui la coppia che aveva affittato il suo utero aveva offerto un sacco di soldi per abortire, in quanto si era scoperto che il feto aveva la sindrome di Down. Decine di migliaia di dollari, racconta. "E' stato il colpo finale: ecco una vita scomoda, ecco un sacco di soldi per sbarazzarsi di quella vita scomoda" spiega. Non  è stato difficile, aggiunge, ammettere che l'aborto in sé è del tutto sbagliato. Oggi Jewels si è convertita al cattolicesimo e commenta: "Ricevere il perdono di Dio ed essere in grado di accettarlo, riconoscere il mio ruolo nella morte del mio primo figlio e nella morte di migliaia di altri bambini e quindi chiedere e ricevere il perdono, è la cosa più sorprendente che possa succedere".



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