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SCONTRO TRENI/ Se Dio viene in una riga di ferro in mezzo ai campi

26 morti e più di 50 feriti in un incidente frontale di treni, ieri in Puglia. Sembra una contraddizione rivolgersi a Dio in presenza di questo male. Facciamolo, in ogni caso. LAURA CIONI

Rottami sul luogo della tragedia (LaPresse) Rottami sul luogo della tragedia (LaPresse)

Quando la redazione di questo giornale mi chiede un commento a quel che succede, spero sempre che sia per una cosa bella.
E invece, anche questa volta, è per una disgrazia: l'incidente ferroviario in Puglia, nella tarda mattinata di ieri.
Un incidente che sembra venire da un mondo passato da tempo, su una linea di un solo binario, in cui due treni lanciati a forte velocità si sono schiantati frontalmente, causando ventisei morti e cinquanta feriti.
Le fotografie aeree che la televisione ha prontamente fornito a pochi minuti dallo scontro mostrano sul territorio urbanizzato una terra disegnata a rettangoli, quasi come un quadro di Klee; poi la campagna con i suoi ulivi, ben distanziati da una sapienza secolare. E in mezzo a questa meraviglia della natura e dell'operosità umana, la lunga riga della ferrovia.
Lì, improvvisamente, accade l'inammissibile, come ha detto il presidente Mattarella, dando voce allo sgomento comune. Inutile soffermarsi sui vagoni coinvolti nello scontro, sulle lamiere scagliate a grande distanza. Meno ancora sulla difficoltà dei mezzi di soccorso a raggiungere il luogo del disastro, in aperta campagna. Per ora c'è il dolore per chi ha perso la vita, la trepidazione per chi è ricoverato in ospedale. Detto in altre parole, l'unica cosa da fare è pregare. Per tutti, per i morti, per i feriti, per chi li ha soccorsi, per chi si prende cura di loro adesso, per i loro famigliari, per chi coordina tutto ciò che si muove attorno a questa grande tristezza.
Sembra una contraddizione rivolgersi a quel Dio che permette questo e tanto altro male, anche attraverso l'inerzia, gli errori e i peccati degli uomini, eppure questo piccolo sguardo rivolto verso l'alto, questo piccolo Requiem per chi non c'è più, questa piccola Ave Maria per quelli che sono nel dolore, sono possibili a tutti, anche quelli distanti, che non possono prestare il proprio aiuto come forse vorrebbero.
C'è qualcosa di stonato nella fretta con cui da più parti si assicura che i responsabili verranno individuati e che questa volta si andrà fino in fondo. Certo, non si pretende che i politici tacciano sulle future indagini e sui risvolti tecnici e giuridici dei fatti, tanto meno che si atteggino a baciapile. Lo stato è laico, a ognuno il suo mestiere. Ma il popolo di cui essi fanno parte e che dovrebbero servire ha ben altre risorse e di queste la prima è proprio la preghiera, che non costa nulla, neppure la volubile emozione, ma nasce da quella solidarietà nel dolore che è una delle doti più preziose degli italiani.


COMMENTI
13/07/2016 - Disastro ferroviario (lucia corucci)

Carissimi, Siamo alle solite. Possibile mai che, per ogni cosa che accade, ci debba essere un tentativo di farla rientrare in uno schema? Certo che il Signore è venuto incontro a quelle persone! Certo che era lì. ma per favore non diciamo nulla! Non ne facciamo un'occasione di riflessione. Pensiamo piuttosto a individuare chi ha sbagliato e non parlo del capostazione o chi per lui che, con il caldo e la stanchezza, manovrava comandi vetusti. Parlo dei dirigenti, dei capi, dei mercanti di morte.... simili a quelli che Qualcuno cacciò dal Tempio. Cari saluti.