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Cronaca

Isis news / Kenya, uomo spara con ostaggi in stazione polizia. Iraq, ucciso Omar il ceceno, braccio destro del Califfo (oggi, 14 luglio 2016)

Isis news del 14 luglio 2016, le ultime notizie aggiornate e in tempo reale: risiko anti-Isis, Hollande chiede più forza contro Daesh mentre si forma nuovo asse Turchia-Assad

Isis, Califfo Al Baghdadi (Foto: LaPresse)Isis, Califfo Al Baghdadi (Foto: LaPresse)

Doppio caso, con l’Isis possibile protagonista: da un lato in Kenya è in corso un attacco alla stazione di polizia di un paesino vicino alla capitale Nairobi. Si tratta di terroristi locali, islamisti, e non si se se con legami con Daesh visti i difficili rapporti di potere nello stato africano. Tra guerra civile e terrorismo internazionale, il Kenya non vive sonni tranquilli e la centrale di polizia in queste ore sta subendo purtroppo un “esempio” di questo lunghissimo periodo di guerra. Ci sarebbe 4 vittime tra gli agenti e molti ostaggi, raccontano su RaiNews24 e nelle prossime ore potremmo saperne di più. Intanto arriva la notizia - e qui l’Isis è artefice principale visto che è la fonte - della morte certa di Omar “il ceceno”, il braccio destro già sanguinario del Califfo Al Baghdadi. Durissimo colpo per lo Stato Islamico che perde uno dei suoi leader principali: dall’Iraq arriva la notizia tramite agenzia Amaq che fa da megafono dei miliziani jihadisti. Barba rossa e terribile sanguinario, ha sulla coscienza migliaia di morti visto le tantissime esercitazioni condotte sui vari neofiti dell’Isis: il ceceno ora non c’è più, ma purtroppo Daesh sopravvive anche a questo.

L’Isis è per sua definizione un tentativo di inglobare altri stati, culture e popoli: lo Stato Islamico intende occupare e distruggere ogni singola cosa resista sul proprio cammino e progetto. Senza la banalità da “oddio l’Isis ci ucciderà tutti” che non aiuta propriamente nel tentativo di comprendere e combattere la minaccia fondamentalista, gli jihadisti hanno giurato condanna per tutti gli infedeli in ogni parte del mondo e per questo motivo le varie superpotenze in questi anni, oltre a subire attentati in serie, hanno replicato con l’assedio tra Iraq e Siria. Ora, a livello di comunicazione, non “tira” più l’argomento della lotta all’Isis, purtroppo fino al prossimo attentato sarà così e poi ci “sveglierà” come tutte le volte in mezzo all’”emergenza più grave” eccetera…Lo scacchiere internazionale però si sta muovendo, e anche se non fa notizia noi la notiamo lo stesso: su due fronti, questa volta, da occidente e da oriente. Per prima cosa il primo ministro francese, sempre più in difficoltà in patria tra sondaggi e azioni di governo contestate, ha voluto riaffermare con più decisione la lotta alla minaccia islamista. «Intensificheremo ancora la collaborazione con l'esercito per sostenere gli iracheni nella prospettiva della riconquista di Mosul.

La Francia invierà un numero maggiore di soldati per istruire le forze irachene in lotta contro lo Stato islamico e ridispiegherà la portaerei francese Charles de Gaulle in Medio oriente in autunno». Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso e dopo le minacce durante gli Europei, la Francia prova a fare la voce grossa; forse anche perché dall’altra parte, in Turchia, qualcosa si sta smuovendo. È notizia di questi giorni di come il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha suggerito un cambio di strategia nella politica estera di Ankara, sostenendo che la Turchia vuole normalizzare i rapporti con Assad e la Siria per poter contrastare nettamente l’Isis. Qualche mese fa una notizia del genero avrebbe anche in Italia riempito i titoli di tutti i giornali, ma ora qualche mese dopo sembra passare nel silenzio più assoluto: come riportano i colleghi del Post Internazionale, la Turchia da sempre è contro la tirannia di Assad, scatenando anche le ire della Russia che invece è alleata della Siria e che ha messo più volte a rischio la lotta unilaterale anti-Isis. Un risiko che si avvicina all’obiettivo comune ma che dovrà vedere nei prossimi mesi cosa succederà su due fronti più classici: la Russia e sopratutto gli Stati Uniti, che attendono un nuovo presidente e che potrebbe segnare in un modo o nell’altro (Clinton o Trump) le prossime scelte strategiche nella lotta al terrorismo.

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