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ATTENTATO NIZZA/ E noi cosa facciamo per uscire dal terrore?

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Il tir dell'attentatore (LaPresse)  Il tir dell'attentatore (LaPresse)

Quanto successo a Nizza rientra dunque nei tipici modelli che puntano a massacrare civili innocenti usando armi non apparenti come i mitra o le bombe, ma i mezzi di tutti i giorni. Il sistema è stato lanciato d'altro canto in modo ufficiale sia dall'Isis che da Al Qaeda: falciateli con le auto, investiteli con le auto. "Spaccategli la testa con una pietra, squartateli con un coltello, o corretegli sopra con la vostra auto", scrisse su twitter il portavoce dell'Isis Adnani. Al Qaeda da parte sua disse di "usare i camion come falciatrici", "non per tagliare l'erba ma per falciare i nemici di Allah". E' quello che è successo ieri sera.

Se è vero come sembra sia vero che il califfato islamico stia perdendo sempre più terreno in Siria e in Iraq, è altrettanto vero che le stragi come quelle di Nizza continueranno per lungo tempo ancora. L'unico oggettivo segno di speranza, pur davanti a una strage colossale e orrenda come quella di ieri, è che l'attentato non è a opera di una cellula armata e organizzata come quella che colpì Parigi, ma di un lupo solitario, segno anche questo, forse, della difficoltà di organizzare atti di terrorismo, se non lasciandoli in mano alla pazzia di un soggetto singolo. Il killer di Nizza, secondo le ultime notizie, aveva problemi personali, stava divorziando ed era senza soldi. Il confine si sta facendo sempre più sottile e il numero delle vittime non cambia, però ormai anche solo uscire di casa è una azione che desta preoccupazione e paura. Ci vuole coraggio per farlo. 

Essere vivi oggi sta diventando ogni giorno sempre più un privilegio. Davanti a quello che sembra inconcepibile, la distruzione cioè della normalità, vengono in mente due poesie profetiche. La prima di Quasimodo, "Uomo del mio tempo": "Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t'ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo". Ti ho visto, dentro quel camion per le strade di Nizza: eri tu, senza amore e senza Cristo.

L'altra è di un ex sindacalista diventato poeta una volta andato in pensione, che pochi conoscono: "Sbalordito osservo gli orrori del mio tempo e nulla faccio per ricominciare anzi mi adeguo, sembra un’arte giusta, per chi il mondo ormai non vuol cambiare". Si intitola "Apatia", l'autore è Salvatore Armando Santoro. 

Siamo davvero precipitati in un mondo "persuaso allo sterminio, senza amore, senza Cristo", apatici, osservando gli orrori del nostro tempo? 



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