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INCIDENTE FERROVIARIO/ Colpa della corruzione? Ci mancava solo il teorema di Cantone...

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Matteo Renzi e Raffaele Cantone (LaPresse)  Matteo Renzi e Raffaele Cantone (LaPresse)

Nel grande dolore corale, nello choc dei sopravvissuti e nella rabbia tragica dei parenti delle vittime, l'incidente ferroviario in Puglia entra nella fase in cui vengono stabilite le responsabilità e si fanno i bilanci, le previsioni sulle possibilità che simili situazioni si possano ripetere. In Italia ci sono 9mila tratti di ferrovia a binario unico e in molte regioni è calata tra i pendolari delle tratte regionali la paura dell'incidente, dell'imprevisto e dell'imprevedibile, dei sistemi antiquati, di una tecnologia obsoleta. E' una reazione umana, quasi inevitabile.

Il procuratore di Trani, Francesco Giannella, ha fatto un punto sull'indagine e ha lasciato capire che c'è bisogno di approfondimento sulle cause e su tutti gli aspetti del disastro ferroviario che ha un bilancio sinistro di 23 morti e di decine di feriti.

Inutile girare intorno al problema. Secondo le prime indagini "l'errore umano c'è stato", ma sarebbe altrettanto riduttivo fermarsi a questa considerazione e quindi diventa necessario approfondire tutto quello che è possibile nell'analisi di questo tragico incidente, anche per evitarne altri in futuro. Al momento non è stato confermato il numero degli indagati, ma pare, secondo alcune fonti giudiziarie, che sarebbero sinora soltanto due, cioè i due capostazione di Andria e Corato.

Emergono poi, anche dai passeggeri superstiti, elementi, piccoli racconti, ricordi di particolari durante il tragico viaggio che verranno presi in considerazione.

In questo sfondo di dolore, di ripensamenti sui sistemi di sicurezza e anche di necessario sviluppo delle reti regionali, quelle che vengono percorse proprio dalle persone che usano quotidianamente il treno per lavoro e studio, perché sono pendolari, c'è tutto lo spazio di una rabbia disperata che è esplosa davanti all'Istituto di medicina legale di Trani, con il grido dei parenti: "Assassini".

A questo punto, in un clima tanto concitato e carico di angoscia, arriva una dichiarazione che lascia tutti annichiliti e che richiede al più presto delle spiegazioni. A farla è il presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone: "L'incidente è frutto probabilmente di un errore umano, ma è anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese di mettere in campo infrastrutture adeguate ed una delle ragioni di ciò è da individuare nella corruzione". Insomma, per Cantone il disastro ferroviario in Puglia "evidenzia purtroppo un oggettivo collegamento con la corruzione".

Ora, la dichiarazione di Cantone è di una tale portata, di una tale gravità che non può essere registrata come se niente fosse, prima ancora che si facciano e si arrivi almeno a un primo e parziale punto fermo sulle indagini della magistratura. Altrimenti, le considerazioni del presidente dell'Anticorruzione sembrerebbero frutto di una sbrigativa conclusione di tutto quello che è avvenuto e denuncerebbe anche, se ci è permesso, una sorta di superficialità di comodo. Alla fine è la corruzione che va combattuta sempre e comunque.


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