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ATTENTATO A NIZZA/ Quel rischio di guerra civile di cui (quasi) nessuno parla

François Hollande (LaPresse) François Hollande (LaPresse)

Dopo la Promenade des Anglais a Nizza, c'è lo Chemin des Anglais e se si segue un breve tratto di strada in salita si arriva al vecchio porto, dove ancora esiste (venduta) la piccola e popolare casa di Giuseppe Garibaldi, dove visse ragazzino, dove perse per malattia una piccola sorellina, dove imparò ad andare a mare. E ci sono ancora i bistrot, dove si sente un dialetto che ricorda la cadenza genovese, quello dei pescatori che li frequentano insieme ai marinai che guidano i traghetti per la Corsica.
E' soprattutto un bellissimo pezzo di storia la Costa azzurra, il simbolo dell'esatto contrario della vacanza esotica, o della vacanza di massa dei nuovi europei e dei nuovi occidentali. E' un vecchio angolo dell'Occidente che tiene ai suoi valori e alle sue tradizioni. Lì si sono rifugiati Somerset Maugham, Graham Greene, spesso Lord Beaverbrook e il suo litigioso amico Winston Churchill, che ogni tanto valicavano la frontiera italiana per andare a mangiare alla Mortola, proprio sopra una splendida villa inglese. Ma ritornando in Francia, si mettevano sulla "moyenne corniche" e a volte si fermavano a bere un "cicchetto" nei bar sgangherati e popolari de La Turbie.
Quanto deve essere lontano e odioso questo mondo per gli islamisti della vulgata wahabita. Deve proprio essere intollerabile, foriero di un progresso che ha fatto grande l'Occidente come Max Weber descriveva con passione nella nota introduttiva del suo La riforma protestante e lo spirito del capitalismo.
E qui veniamo al problema che viviamo. L'occidente e il cristianesimo hanno vissuto i loro scismi, le riforme e le controriforme. Qualcuno ne faccia pure il bilancio storico, come vuole e crede. Ma non si venga a negare che oggi il mondo intero sta subendo uno scisma che appartiene all'islam, lo scisma wahabita o salafita, che ha dichiarato guerra all'Occidente. E' un'ideologia ben precisa che non ammette tregua, che, secondo i calcoli, ha 30mila adepti in attività e altri 30mila adepti potenziali, secondo una stima prudenziale. Non vedere questa realtà significa solamente chiudere gli occhi e di conseguenza non trovare le misure adatte per difendersi e combattere questa guerra terrificante che ci è stata dichiarata.
Sul terrorismo da riconoscere a da individuare, in Italia ci volle del tempo anche durante gli anni delle Brigate Rosse, che, secondo noti intellettuali, erano le "cosiddette brigate rosse". Roba da brividi.
Qui, in una situazione come questa, si sprecano parole per programmi culturali e scolastici oppure si tuona a sproposito contro tutto l'islam. L'unica cosa che non si fa è invece quella di coordinare un lavoro di intelligence e prevenzione internazionale sistematico, almeno a livello occidentale, e richiamare l'islam europeo, quello integrato, al rispetto scrupoloso delle leggi dello Stato ospitante.