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ATTENTATO A NIZZA/ Quel rischio di guerra civile di cui (quasi) nessuno parla

Nizza, in Costa azzurra è un simbolo storico e culturale dell'Occidente . Il terrorista ha agito a ragion veduta. Hollande si è reso conto di tutto questo? GIANLUIGI DA ROLD

François Hollande (LaPresse) François Hollande (LaPresse)

ATTENTATO A NIZZA. Siamo al terrorismo "fai da te"? Viviamo tra lupi solitari che provocano l'imprevedibile? Oppure ci sono impulsi quasi automatici che arrivano da tutte le parti e ordinano di colpire in qualsiasi modo? L'identikit del terrorista di Nizza sembra tutto da decifrare, l'Isis festeggia, ma ufficialmente non rivendica. Tuttavia il significato di questo ennesimo attentato e di questa nuova orrenda strage sembra scolpito sulla pietra.
La strage sulla Promenade des Anglais è arrivata il 14 luglio, quando in Francia si festeggia la "presa e la caduta della Bastiglia", la fine dell'Ancien régime, la vittoria della laicità, della costituzione che rispetta i diritti dei cittadini. Si stabilisce finalmente che "non c'è solo il cuore del Re a essere nella mani di Dio". Si fosse commemorato il Terrore che seguì alla "grande rivoluzione", forse il massacratore di Nizza non avrebbe agito e l'Isis non avrebbe festeggiato.
Ma quel 14 luglio del 1789 è impresso nel cuore dei francesi e di tutti i democratici del mondo. Per questo nelle strade delle città di Francia, da quasi 230 anni, si balla, ci si conosce, ci si incontra magari per restare insieme tutta la vita, come capitò in un 14 luglio degli anni Trenta del Novecento a Parigi, a Giorgio Amendola e a Germaine Lecocq.
A pensarci bene, il 14 luglio è la ricorrenza più blasfema che possa esistere per i fanatici cultori della sharia.
Poi c'è il significato storico, non solo turistico, della Costa Azzurra, di Nizza e di tutto quel braccio di mare che va da Mentone fino a Cap d'Antibes, con al centro la splendida Baie des anges. Lì, immerso nel sole della Costa, c'è un pezzo di storia che riguarda francesi, italiani, inglesi e americani, che riguarda tutto l'Occidente.
Furono gli yankee americani a essere i primi turisti e i primi bagnanti che frequentarono le spiagge. Gli inglesi passavano la cosiddetta "saison" in aprile, tra passeggiate e stanze d'albergo da favola, poi si spostavano, per il caldo, a Parigi, e poi a Londra, per il Torneo di Wimbledon e le gare di criket. Di quel nostalgico e malinconico periodo tra le due guerre, rimane per gli americani il libro di Francis Scott Fitzgerald Tenera è la notte, ambientato in un ospedale per soldati feriti della prima guerra mondiale, poi diventato uno splendido hotel proprio a Cap d'Antibes.
Degli inglesi rimangono nomi di strade e di residenze di ogni tipo. Ma non si pensi solo a un mondo di magica ricchezza. Accanto allo snobismo di quella borghesia e anche di tanta nobiltà, decaduta o meno, c'era e c''è sempre una grande anima popolare che viveva e vive a ridosso.