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Cronaca

FOTO BIMBA UCCISA/ Attentato a Nizza, la nostra "condanna" a ricordare chi siamo

La foto della bambina coperta da un telo sul lungomare di Nizza ha fatto il giro del mondo. Per MONICA MONDO è ora di dire ai nostri figli che siamo in guerra

Il cadavere della bimba uccisa (Foto dal web)Il cadavere della bimba uccisa (Foto dal web)

Un telo metallizzato, tra l'argento e il giallo. Stoffa da tuta spaziale, da addobbo festivo. Per terra, copre un corpo. E' corto, dev'essere un bambino. Anzi, una bambina, perché una bambola sta al suo fianco. Non è rotta, non sanguina, ma vediamo attraverso di lei le manine che l'hanno stretta, pettinata, il visetto che le ha parlato,  che non osiamo immaginare, ora, sotto quella coperta fredda che luccica. Luccica come il mare, dove i bambini fanno il bagno e giocano, e anche stamattina si vedono gli spruzzi e si sentono le grida di bambini che si godono l'estate. E anche di troppi adulti, non inconsapevoli, non innocenti. 

Perché la foto di quel corpo sulla Promenade des Anglais, uno degli 80 e più corpi che come fantocci sono stati schiacciati e scaraventati sull'asfalto dalla follia omicida di un criminale, è diventata un simbolo. Il ricordo indelebile di vite spezzate, una per tutte, incolpevoli, ignare, come tutte le vite spalancate al futuro, alla scoperta della realtà. Soprattutto quelle dei bambini.

Un criminale, un inviato del demonio, non un pazzo, ha ancora una volta sconvolto, terrorizzato, dilaniato, seminato morte. Non chiamiamoli pazzi, non crediamo siano isolati. Sono tra noi, ci odiano, odiano a vita. 

Amano la morte, per questo sembrano vincere. Non facciamo finta che la tragedia non ci riguardi, non scordiamola dopodomani, non tuffiamoci in mare senza sentir bruciare nella testa e nel cuore la memoria. Certo che si va avanti. Certo che si deve fare tutto per bene, lavorare, amare, gioire, aiutare. Perché è giusto, perché è umano, perché siamo fatti, educati così, e Dio sia lodato che il cristianesimo e le rivoluzioni, con tutti i loro errori, ci hanno resi liberi e desiderosi di costruire il futuro. Ma bisogna tener viva la domanda, la terribile domanda sul perché. E non mentire, per alzare le spalle, magari sentendoci un po' in colpa, tanto per provare a giustificare l'orrore. 

La gente massacrata con ferocia impensabile a Nizza non aveva colpe. Non odiava gli islamici, non sganciava bombe, era solo gente che sa essere felice. Questo odiano, la nostra libertà, la nostra felicità. Perché per loro la vita è nulla, e il dolore e la morte strumento di vendetta, di riscatto, di assurda e atavica sottomissione a un dio inesistente, che contraddice il suo nome, un dio che pretenda sacrifici umani. Smettiamola di sentirci in colpa, tiriamo fuori un po' d'orgoglio. Se non per noi, fragili e faibles, dimentichi di radici e desideri veri, facciamolo per i nostri figli, per quella bambina uccisa sulla strada, che aveva ancora negli occhi il luccichio dei bimbi quando guardano i fuochi d'artificio.