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DISABILE PICCHIATO/ Le scuse su Facebook? Se aboliamo la realtà ci resta solo il mondo virtuale

Pubblicazione:lunedì 18 luglio 2016

Un fermo immagine del video che riprende il pestaggio (Foto dal web) Un fermo immagine del video che riprende il pestaggio (Foto dal web)

Che un ragazzo usi Facebook per giustificare quello che ha fatto, ma anche per chiedere perdono non ha senso. Ciò che lui ha fatto è reale, è nella realtà che la questione va affrontata. Usare Facebook o wathsapp o qualsivoglia altro network è non guardare in faccia la realtà, è continuare a sfuggire alla sua pressione, al suo giudizio. Non sono i social network lo spazio per affrontare le questioni reali, bisogna anche qui ridare ai social il loro senso, che non è quello di poter sanare tutto, di poter dare giustificazione a tutto. I social sono strumenti di comunicazione, ma la comunicazione inizia nella realtà e ha come orizzonte la realtà, non i social che sono solo strumento. Non si dice di togliere di mezzo i social, ma di valutarne la funzione, evitando di scaricare sui social le proprie responsabilità. Se quel ragazzo effettivamente si è accorto di aver sbagliato, ha da guardare in faccia il disabile che ha colpito, non chiedergli scusa attraverso i social, né vale che tutto il mondo dei social lo sappia, perché questo non ha alcun valore. Le scuse su Facebook sono virtuali, cioè non sono scuse reali, non è fare i conti con la realtà, che invece è ciò di cui quel ragazzo ha bisogno per ritrovare la sua dignità.



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