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Cronaca

19 LUGLIO 1992/ Borsellino, alla schiavitù preferì l'azzardo della libertà

Via D'Amelio, 19 luglio 1992 (LaPresse)Via D'Amelio, 19 luglio 1992 (LaPresse)

Precedenza che è, al tempo stesso, condizione di ogni vera comprensione: "Mi decido di amarti perché sogno di poterti conoscere in pienezza". Oltre: perché sogno di trasformarti. Di renderti più bella di com'eri quando ci siamo trovati: "Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì, stiamo sognando" (L. Sciascia). La Sicilia è odore di alga seccata al sole, di capperi, di fichi maturi. Di gelsomini che si sfaldano alla calura. Una terra strana perché "prima gli idealisti li esalta, poi li scarica" (A. Borsellino). Spazio di manovra per uomini e donne solenni che, tessendo assieme le loro domande d'un tempo — chi sono? da dove vengo? verso dove sto andando? qual è il senso della mia vita? — tracciano la mappa della verità, dell'anima: immaginare il futuro, per taluni uomini, sembra diventare il comandamento-sintesi di tutto il decalogo umano.

In via D'Amelio ammazzarono un uomo che aveva respirato la stessa aria che avevano respirato i suoi carnefici. Ancora una volta, anni dopo, nell'inferno rimase vivo solo ciò che inferno non era: il coraggio di chi all'agiatezza della schiavitù scelse l'azzardo della libertà. Senz'attendere che altri, in sua vece, cominciassero a colorare Palermo. L'Italia: quella delle storie fragili, primigenie.

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