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ATTENTATI ISIS/ Da Nizza a Monaco, la "rivoluzione francese" è fallita

François Hollande (LaPresse) François Hollande (LaPresse)

Nelle modalità non saprei, ma nelle motivazioni Al-Nusra è molto più legato alla situazione sul terreno. Qualora un Paese occidentale attaccasse pesantemente le postazioni di Al-Nusra, sarebbe più facile che la reazione avvenisse nello stesso contesto mediorientale. Le città europee dove ha colpito l’Isis, per Al-Nusra sono abbastanza fuori contesto. L’Isis al contrario non si sta vendicando di qualcuno in particolare, ma finisce per attrarre in modo quasi “ipnotico” dei personaggi già problematici.

 

Che cosa cambia nella strategia dell’Isis dopo gli ultimi attentati?

Tanto quello di Nizza quanto quello in Germania sono episodi preoccupanti. Un kamikaze che si fa esplodere in fondo non vede veramente le sue vittime, perché egli stesso si consuma nell’istante “catartico” dell’esplosione. Ben diverso è il caso di chi guida un camion per alcuni minuti, e va addirittura dove la folla è più fitta, in quanto questa persona dovrebbe accorgersi che sta travolgendo degli esseri umani. Allo stesso modo, per prendere una persona a colpi d’accetta ci vuole anche una capacità di disumanizzare la propria vittima.

 

Per quali motivi la Francia continua a essere nel mirino?

Sicuramente la concentrazione del numero di immigrati è un fattore presente, ma c’è anche un secondo fattore molto importante. Mi riferisco alla politica attuata dalla Francia che ha voluto imporre il proprio modello di laicità e i principi della rivoluzione, i quali però sono rimasti solo a livello teorico.

 

In che senso?

Se uno si chiama Mohammed e ha la pelle di un altro colore, troverà sicuramente lavoro con più difficoltà di un francese doc. Si sono create le banlieues e le Villes nouvelles dove si concentrano quelli che sostanzialmente sono dei cittadini di serie B. I musulmani in questo modo sono assimilati, ma in fondo non potranno mai essere francesi a tutti gli effetti.

 

La Francia è nel mirino anche per la sua politica estera?

Sì, in quanto è presente in tanti scenari dell’Asia e dell’Africa con la sua diplomazia ma anche con le sue truppe, è quindi è vista come uno degli attori principali a livello mondiale insieme a Regno Unito e Stati Uniti, mentre Italia, Spagna e Germania lo sono molto di meno.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
20/07/2016 - Che fare? (Carlo Cerofolini)

Bene cioè male anzi malissimo, ma allora che fare? Sicuramente non continuare come fatto fino ad ora. O no?