BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

ATTENTATO A MONACO/ Il nostro Nulla: ombrellone, bibita ghiacciata e strage quotidiana

Ennesima strage di persone innocenti in una grande città europea, quella di Monaco di Baviera, ma non c'entra il terrorismo islamico. Che cosa allora? PAOLO VITES

Immagine dal webImmagine dal web

"TG1 TG2 TG speciale questa sera tutti a casa c'è il telegiornale e fra un boccone e l'altro, un servizio dal Giappone e quando sei alla frutta la città è distrutta" cantava Antonello Venditti negli anni 70, quando ancora i canali televisivi erano due. Negli anni Novanta Bruce Springsteen si aggiornava alla tecnologia e cantava di "57 channels and nothing on". Nel 2016 di canali tra terrestre, digitale e satellittare ne abbiamo centinaia. Arriviamo stanchi a casa dal lavoro, ci mettiamo sul divano con popcorn e birra fresca, o magari frittata alla cipolla di fantozziana memoria, accendiamo il nostro canale preferito e seguiamo con interesse la strage quotidiana da qualche città del mondo. E' da oltre una settimana che si va avanti così: disastri ferroviari, stragi, attentati, colpi di stato.

L'ultima in ordine di tempo è Monaco di Baviera. Come dice il docente universitario egiziano Wael Farouq (in un articolo pubblicato su Vita.it) "le foto delle vittime, i nostri slogan, le faccine incollerite, spaventate o addolorate già arretrano di fronte alle immagini dei nostri corpi nudi abbronzati dal sole e dalla brezza marina, rivelando che nessun evento della nostra vita, per quanto tragico, può durare più di quindici minuti". 

Stragi in Florida, stragi a Bruxelles, stragi a Nizza, stragi in Baviera. Guerra di religione? Lasciamo ai tanti sociologi e intellettuali e politici le analisi colte. L'Isis (che, siamo d'accordo, nasce grazie al casino combinato da Tony Blair e George Bush Jr. in Iraq) è molto più furba e ci conosce molto meglio di quanto noi ci conosciamo. 

Se c'è un tratto in comune nelle stragi fino a quella di ieri a Monaco di Baviera è questo: malattia mentale. Depressione. Dimenticavamo il pilota tedesco malato anche lui di depressione che per suicidarsi ha scelto la compagnia di duecento innocenti persone schiantandole contro una montagna non troppo tempo fa. Ci sono stragi di cui neanche sappiamo e che scopriamo solo il giorno dopo quello che è successo, come accadde in un altro centro commerciale tedesco quando nel 2009 un ragazzo tedesco ammazzò quindici compagni di scuola. Ieri era anche il quinto anniversario della strage di Utoya, in Norvegia, 77 ragazzi massacrati da un folle.

Nel 1955 il poeta americano Allen Ginsberg leggeva per la prima volta in un locale di San Francisco un suo testo intitolato Howl, destinato a farlo finire sotto processo per oscenità. In realtà, con una visione profetica inquietante. Ginsberg parlava delle vittime di Moloch, il demone della religione ebraica che prendeva le forme della società alienante moderna, super industrializzata, votata al carrierismo, quella delle Borse, quella che si dimentica chi non tiene il passo e si smarrisce, il cervello che non riesce più a connettersi con una realtà che non è più umanità: "Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi all'alba per strade di negri in cerca di una siringata rabbiosa di droga, hipster aureolati bramare l'antico contatto paradisiaco con la dinamo stellata nel macchinario della notte". E ancora: "Moloch! Moloch! Incubo di Moloch! Moloch il senza amore! Moloch Mentale! [...] Moloch carcere senz'anima e Congresso di dolori! Moloch i cui edifici sono sentenze! Moloch la vasta pietra della guerra! Moloch i governi stupefatti! Moloch la cui mente è puro meccanismo! Moloch il cui sangue è denaro che scorre! Moloch le cui dita sono dieci eserciti!".


COMMENTI
24/07/2016 - In difesa di Vites (ALBERTO DELLISANTI)

Non voglio sostituirmi a Schillaci nel dare la traduzione dal latino, che lì per lì non avevo in mente, e sono quindi andato a cercare. Vites avrà chiaro (come Schillaci e me) che ISIS, Al Qaeda, e lo sciame euro-afro-asiatico di tipo islamo-jiahdistico, sono una germinazione in campo musulmano, sotto la promozione wahabita di Arabia Saudita e Qatar che con montagne di soldi (gli stessi che permettono ai due di comprare USA e UE) hanno diffuso ovunque possibile (dall'EST di Bangladesh, fino all'OVEST di Libia, Magreb e Subsahara) le scuole coraniche wahabito-jiahdistiche (o almeno la catechizzazione del ceto degli Imam). L'altro padre è stata la Turchia che Erdogan ha staccato dall'Islam moderato, buttandola nell'agone pro ISIS, sia con le mosse di appoggio svolte ai confini, sia con la guerra contro Assad attivamente svolta. Tutto ciò non fa dimenticare a Vites la follia Occidentale di "premiare" l'attentato alle Torri Gemelle con la risposta bellica in Iraq, Afghanitan, Libia, ecc ecc. Un folle regalo allo jiahdismo, eccitato dagli amichetti Sauditi e Qatarioti prima, e poi graditissimo all'intervenuto Erdogan. D'altronde il vero e proprio cuore dell'articolo di Vites è la grandissima questione di quanti sono affetti da disturbi mentali.

 
24/07/2016 - NE SUTOR ULTRA CREPIDAM (Giuseppe Schillaci)

Con grande affetto e stima, consiglierei al Sussidiario di continuare a chiedere all'ottimo Paolo Vites articoli di musica, evitando temi spinosi come il terrorismo nei quali è decisamente più a disagio. Lasciar cadere dalla penna con imbarazzante superficialità che "ISIS – siamo d'accordo – nasce grazie al casino combinato da Tony Blair e George Bush Jr. in Iraq" (d'accordo con chi, Vites?) è una verità parziale, sghimbescia, che incolpa i soliti noti pur di esorcizzare e non guardare in faccia il male. A proposito: il pezzo dell'altro giorno sul concerto di Neil Young era fantastico.

RISPOSTA:

Gentile Sign. Schillaci, d'accordo ad esempio con la Commissione Chilcot che ha giudicato dopo anni di studio e ricerche Tony Blair un criminale di guerra, esattamente come lo è George Bush Jr, solo che in America non hanno fatto commissioni su di lui. Peraltro, quella frase era un passaggio minimale in un contesto che affronta tutt'altro. Grazie

 
24/07/2016 - Basta pagare (Giuseppe Crippa)

Oltre al fatto che la società non si è data strutture per la cura dei problemi mentali (sono tra quelli che non ha festeggiato la chiusura degli ospedali psichiatrici pur vergognandomi di alcune scandalose gestioni che si sarebbero dovute sanzionare pesantemente) credo che un problema sul qual quale riflettere sia che tutti consideriamo lecito offrire a chi paga qualunque cosa chieda nonostante riteniamo che chi compra possa farne cattivo uso. Anzi in alcuni Stati questo è un obbligo di fronte al quale non è ammessa alcuna obiezione di coscienza. E lo chiamano “libero mercato”.