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PREMIO BIAGIO AGNES/ Simona: raccontare la vita reale, così è nato il "pallino" di mio padre

Biagio Agnes (1928-2011) (LaPresse) Biagio Agnes (1928-2011) (LaPresse)

Quando ci riuniamo la prima volta io chiedo a tutti i componenti della giuria di partecipare preparandosi a una prima selezione, individuando ognuno dei nomi di giornalisti da presentare e valutare nell'ambito della riunione ufficiale. E quest'anno siamo andati, lo dico per sottolineare la correttezza che contraddistingue l'organizzazione del premio, addirittura per alzata di mano. In un clima formale, conviviale e trasparente allo stesso tempo, la libertà della giuria nell'esprimere le proprie opinioni è assoluta, e i nomi vengono scelti in totale assenza di interessi politici ed economici. E qui, se permette, torniamo al giocattolo…

In che senso?
Non per sminuire l'importanza della manifestazione agli occhi di mio padre, ma per esaltare il fatto che faceva tutto questo senza nessun interesse né politico né economico. E' così per noi ancora oggi.

Se la sente di fare un bilancio di queste prime otto edizioni del Premio?
La convinzione nel portarlo avanti c'è ed ed è sempre molto ferma, anche se certe volte è difficile, perché è una "macchina da guerra" vera: la manifestazione che i più conoscono evolve in una serata che è quella di premiazione, ma a monte c'è un'attività complessa, sia di ufficio che da parte di tutti i componenti della giuria, a cui chiedo sempre impegno e attenzione.

La Rai continua ad avere un ruolo molto forte, è così?
Il suo ruolo è fondamentale: grazie alla Rai riusciamo a fare la serata di premiazione itinerante — Amalfi, Ravello, Capri, Sorrento — che tanto appassiona la gente. Si tratta di un momento pubblico molto benvoluto, e ovunque ci accolgono sempre benissimo, con interesse ed entusiasmo. Evidentemente facciamo una cosa che interessa e piace.

E lei come vive questi momenti?
Quando assegnamo il riconoscimento, a un grande giornalista o a un giovane giornalista emergente non importa, e lo chiamiamo per dire che ha ricevuto il premio — per la carta stampata, o la televisione o altro — molto spesso mi commuovo. E' un sentimento che è indice che quello che ha fatto mio padre e che io ho ereditato, cercando di continuarlo e di innovarlo, è valido, ha ancora tutto il suo senso.

Qual è l'aiuto più valido che riceve nel suo lavoro?
Quello che mi viene da una giuria fatta innanzitutto da amici di Biagio Agnes, presieduta da Gianni Letta, un grande e storico amico di mio padre. Tutti sono per me di grande aiuto, mi danno suggerimenti preziosi e insieme facciamo squadra. E questo è bellissimo.

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